La “via dello spezzatino” per Finmeccanica

Orsi_Giuseppe_sliderFissato per il 27 marzo un Cda di lacrime e sangue. La perdita dovrebbe aggirarsi intorno ai 2,3 miliardi

 

ROMA – Non si sa se siano state le ultime commesse per 173 milioni di euro ottenute da società del gruppo, o la revisione in corso dei criteri di (s)valutazione di alcune partecipazioni, certo è che ha destato una certa sorpresa la performance del titolo Finmeccanica  che oggi in borsa vale il 3,19% più di ieri. Ovviamente la sorpresa nasce dai “bagni” che l’azione aveva preso nelle sedute precedenti per le voci sui risultati di bilancio 2011 che il presidente Orsi si appresta a portare in Consiglio di amministrazione il prossimo 27 marzo, dopo aver improvvisamente rimandato la convocazione di 13 giorni.

Le previsioni ormai si sprecano, ma tutte convengono su un buco stratosferico di bilancio che varia tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro e che la società non ha smentito limitandosi a dire, come imposto dalla Consob, che “i risultati relativi all’esercizio 2011 saranno comunicati a valle della riunione di consiglio del 27 marzo”. Pare che in queste ore siano in corso frenetiche consultazioni per mettere a punto gli ultimi particolari dei conti e fissare le linee strategiche per il futuro.

Stando ai rumors, si confronterebbero all’interno del palazzo di piazza Monte Grappa due correnti di pensiero (e corrispondenti clan manageriali). Da una parte il gruppo del new management capitanato da Giuseppe Orsi, alla guida del gruppo dal maggio scorso, che vuole andare fino in fondo nell’opera drastica di pulizia dei bilanci (qualcuno maliziosamente dice anche “per abbassare il punto dal quale sarà misurato il percorso del nuovo capo). Dall’altro la vecchi guardia, rappresentata dal direttore generale Alessandro Pansa che, pur condividendo l’intervento massiccio di lifting sui conti, suggerisce una condotta ispirata al detto manzoniano “adelante, con judicio”.

Su questa seconda linea, per restare nel campo delle indiscrezioni, si sarebbe schierato a fianco di Pansa anche il vice ministro dell’economia Vittorio Grilli, preoccupato per il crollo della capitalizzazione di borsa del titolo Finmeccanica (-70% nel solo 2011) che ne farebbe una facile preda per qualsiasi scalata ostile. Per questo pare che sia stato allertato il Fondo strategico della Cassa depositi e prestiti pronto ad intervenire in soccorso di rami d’azienda pericolanti.

Con o senza judicio comunque, bisognerà procedere alla contabilizzazione delle perdite ormai accertate, prima fra tutte quella della partecipata americana Drs che, strapagata all’atto dell’acquisto, vale oggi almeno 800 milioni in meno. Poi c’è l’accorpamento delle tre Selex in una SuperSelex, sempre avversata dall’ex a.d. Marina Grossi, travolta insieme al marito Guarguaglini da scandali e inchieste giudiziarie. Andranno inoltre sistemati i 753 milioni di oneri non ricorrenti del contratto con la Boeing per le commesse del super jet 787. E infine occorre prendere di petto le enormi perdite dell’Ansaldo Breda che non si riesce a risanare.

Il pericolo adesso è che nel raptus risanatore di Orsi si finisca col buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Certo il “buco” di Finmeccanica fa paura con i suoi 4,6 miliardi di debiti, le perdite consolidate 2011 ancora da contabilizzare e un miliardo di obbligazioni in scadenza a fine anno. La tentazione dunque – come spesso accade in frangenti del genere – è quella di scegliere la strada più breve: vendere tutto ciò che è possibile e tappare i buchi. E’ la famosa “via dello spezzatino”, che anche Orsi&C. si apprestano a percorrere.

Si dovrebbe cominciare da Ansaldo Breda per la quale sono già partiti da tempo pourparler con alcuni big del settore, tra cui Alstom in prima fila. Non è escluso però che il Fondo strategico della Cdp (Fsi) possa entrare in gara per rilevare non solo Ansaldo Breda, ma anche Ansaldo Sts e BredaMenarini per farne un polo nazionale dei trasporti. Sarebbe un ottimo progetto industriale per il quale però è indispensabile un intervento diretto a gamba tesa del governo, che per adesso però non ha mosso un dito. Attualmente infatti Fsi ha sul tavolo soltanto i dossier di Ansaldo Energia (55% di Finmeccanica) e di Avio (17%).

Dunque anche il profilo industriale del nostro più grande gruppo manifatturiero, con 72 mila dipendenti, sta per essere ridimensionato. Speriamo che, dopo aver sacrificato energia e trasporti, a guidare l’operazione di risanamento di Finmeccanica non siano soltanto criteri ragionieristici, ma una visione strategica che conduca allo sviluppo del core business nei campi della difesa, della sicurezza e dei trasporti.

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