Post Malagrotta, ancora un nulla di fatto

malagrotta-sliderIl ministro Clini dispone nuove valutazioni sui siti di Riano e Corcolle. Proteste dei residenti. Si valuta Monti dell’Ortaccio

 

ROMA – “Se non si troverà presto una soluzione alternativa alla discarica della città (Malagrotta, ndr) ci troveremo in seria difficoltà”. A dirlo, qualche giorno fa, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che oggi, insieme al prefetto di Roma e Commissario all’emergenza Rifiuti Giuseppe Pecoraro, al sindaco Gianni Alemanno, alla governatrice del Lazio Renata Polverini e al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, ha promosso un vertice sui rifiuti del Lazio.

La soluzione per il momento non si è ancora trovata e come accade spesso in Italia si temporeggia aprendo un tavolo di trattative, o l’ennesima conferenza di servizi, o si firma qualche protocollo con gli enti locali.

Infatti al termine del vertice odierno, il ministro Clini ha affermato di aver istituito una struttura tecnica di supporto per le soluzioni già individuate dal prefetto. Il prossimo 22 marzo, ci sarà quindi una riunione per fare il punto sui risultati raggiunti dal tavolo di lavoro e, teoricamente, passare alla fase operativa. Ma tutto lascia presumere che la strada sia ancora estremamente lunga e debba passare attraverso “situazioni transitorie che possano essere di garanzia per tutti e soprattutto essere efficienti ed effettivamente transitorie”.

Ma intanto il tempo passa e la proroga di chiusura della più grossa discarica d’Europa scade a giugno prossimo. Pochi mesi dunque per risolvere una volta per tutte la gestione dei rifiuti della capitale che, come dichiara oggi il ministro, “potrebbe diventare di fatto un’emergenza”.

“Abbiamo poco tempo – ha aggiunto Clini – per trovare una soluzione transitoria che sia coerente con le normative europee e quelle nazionali, tenendo conto che la Regione Lazio ha approvato un piano rifiuti che prevede misure che consentiranno di gestire i rifiuti della capitale a regime entro il prossimo 2015 al più tardi”.

A manifestare oggi davanti al ministero, una serie di organizzazioni e comitati che si oppongono ai siti individuati dal prefetto come possibili discariche una volta che Malagrotta verrà chiusa. I manifestanti chiedono “la sospensione di tutti i procedimenti per realizzare delle discariche in luoghi non idonei, e la valutazione di soluzioni alternative, e non di siti alternativi”.

I comitati hanno espresso pesanti contestazioni contro il prefetto e gli amministratori locali, mentre l’associazione Italia Nostra chiede le dimissioni di Pecoraro.

Dal canto suo il prefetto ha risposto di non avere “nessun ripensamento anche perché allo stato nessuno è in grado di dare alternative”. In merito poi al fascicolo aperto dalla Procura, Pecoraro ha spiegato di “non essere affatto preoccupato”.
Nell’attesa di trovare dei siti alternativi, i costi per Malagrotta sembrerebbero lievitare. Portare infatti la ‘monnezza’ in discarica per i prossimi sei mesi costerà dieci milioni in più che finirebbero sulle bollette della Tari con una spesa maggiorata dell’1,5%. A spiegarlo il presidente dell’Ama, Piergiorgio Benvenuti che ha però assicurato “di lavorare per per eliminare l’evasione e l’elusione fiscale delle tariffe e rendere più efficiente il sistema. Tutte le iniziative – ha aggiunto – che stiamo affrontando hanno l’obiettivo di far pagare meno alle persone con meno reddito e problemi di carattere familiare, come i diversamente abili”.

Anche il sindaco Alemanno ha garantito che “c’è l’assoluta volontà di assorbire i costi senza aumenti di tariffa. Sicuramente c’è un problema, ma lo risolveremo”.

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