La resa dei conti nei nostri servizi segreti

Servizi_segreti_sliderScelte strategiche e carenze strutturali al centro del confronto. In scadenza i mandati di De Gennaro (Dis) e Santini (Aise)

 

ROMA – Il direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), Adriano Santini, è ascoltato in questo momento dal Copasir a Palazzo San Macuto. Il generale deve chiarire se i nostri servizi segreti siano stati informati preventivamente del blitz inglese in Nigeria conclusosi con la morte dell’ostaggio italiano Franco Lamolinara. Ma dovrà anche rispondere alle domande dei membri del comitato sugli altri fronti aperti del terrorismo internazionale, da Rossella Urru, tenuta prigioniera in Algeria, ai marinai sequestrati dai pirati somali, da Giovanni Lo Porto rapito in Pakistan a Maria Sandra Mariani sparita nel Sahara algerino.

Sulla tragica vicenda nigeriana in Italia è scoppiata una polemica che ha raggiunto i toni dell’incidente diplomatico e non accenna a placarsi. C’è voluto l’intervento di Palazzo Chigi per precisare che l’incidente non compromette i rapporti con l’Inghilterra, che «rimangono strutturati e forti».

La verità è che dietro la morte del povero Lamolinara e “l’onore italiano tradito”, o la “solita Italietta denigrata dagli alleati e giudicata inaffidabile”, si è aperta una resa dei conti all’interno dei servizi segreti che covava da tempo. L’audizione odierna servirà dunque a motivare i cambiamenti che gli opposti schieramenti che si confrontano in Parlamento e fuori si apprestano ad assumere.

E in effetti i nodi da sciogliere sono parecchi a cominciare dall’efficienza complessiva dei nostri servizi spesso oggetto di contestazioni. Dai dati che circolano, meno del 10% dei nostri agenti operativi risiede all’estero in una cinquantina di sedi, per lo più dislocate nell’area mediorientale, con grossi “buchi” soprattutto nella rete africana, che ci costringe spesso a cercare punti d’appoggio alleati. Se questa inadeguata presenza sia il frutto di ridotte risorse o di scelte strategiche forse lo potrà chiarire oggi lo stesso Santini, da sempre sostenitore di un lavoro di approfondimento teso a privilegiare la raccolta di informazioni rispetto all’operatività sul campo.

Strettamente collegato ai problemi strutturali c’è l’eterno dibattito intorno alla governance dei nostri servizi. A pochi anni dall’ennesima riforma che cambiò sostanzialmente le targhe sulle porte dell’ex Sisde e Sismi, rispettivamente in Aise e Aisi, si torna a parlare di riunificare le agenzie, retrocedendole a dipartimenti, sotto l’unico cappello dell’attuale Dis, con compiti non più solo di indirizzo e coordinamento ma di governo effettivo del sistema. D’altronde quello di cambiare le cose perché tutto resti come prima è un vecchio vizio italiano duro a morire.

E sempre in tema di governance, da più parti si sollecita la nomina di un sottosegretario con delega ai servizi, come c’era già stato in passato, per accorciare e rendere più efficace la catena di comando dei nostri 007. I partiti che sostengono il governo Monti infatti su questo punto pare che non abbiano più dubbi, semmai l’alternativa potrebbe esserci tra nominare un nuovo sottosegretario ad hoc o dare la delega ad uno già in carica.

Quale che sia tuttavia la struttura di governo del nostro sistema di intelligence, resta il fatto che a giugno il generale Giorgio Piccirillo capo dell’Aisi, il servizio interno, dovrebbe andare in pensione, così come è in scadenza di mandato il super prefetto Gianni De Gennaro, attuale direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis).

In un primo momento si era pensato di  prorogare entrambi per non obbligare il governo tecnico di Monti ad assumere decisioni politiche, ma le ultime vicende hanno convinto anche i più tenaci difensori delle prerogative partitiche ad accelerare il ricambio ai vertici dei servizi. E, come era facile immaginare, si è già aperto il totonomine, dal quale per serietà e buon gusto per il momento ci asteniamo.
.

Potrebbero interessarti anche