Rignano, il Tar conferma la condanna del Tg5

rignanoAnche per l’Agcom in un servizio erano identificabili alcuni minori. Multa da 200mila euro all’emittente televisiva

ROMA – L’Agcom ha ritenuto che un servizio giornalistico trasmesso dal Tg5 nel 2007 sui fatti relativi ai presunti abusi alla scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio sia stato fatto in violazione del codice di Autoregolamentazione Tv e Minori; resta così confermata la multa di 200mila euro inflitta all’emittente televisiva. E’ la decisione con la quale il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto da Rti.

Il provvedimento del Tar, che segue la condanna di primo grado in sede penale presso il Tribunale di Monza, mette l’ennesimo punto fermo, dal punto di vista giornalistico, in una vicenda di una gravità inaudita. Bambini di tre anni, persone offese in un processo penale per reati di natura sessuale, venivano mostrati in maniera evidentemente riconoscibile al pubblico del maggior notiziario televisivo nazionale. “Da subito ci siamo attivati – dicono gli avvocati della difesa, Cardamone, Merlino e Milani – in tutte le sedi giudiziarie e non, per far sì che certi episodi non venissero mai più ripetuti. Abbiamo ottenuto un primo riconoscimento in sede penale a cui è seguito l’odierno provvedimento del Tar. Siamo ora in attesa della pronuncia del Giudice Civile in merito agli stessi fatti”.

I giudici, premettendo che non era in discussione ”il diritto di cronaca e informazione, costituzionalmente garantito, ma il limite entro cui tale diritto può ritenersi legittimamente esercitato rispetto al diritto dei minori, che pure gode di tutela costituzionale”, hanno ritenuto che ”in un equilibrato bilanciamento di principi e valori, tutti meritevoli di protezione, la ‘tutela dei minori’ assume un connotato certamente prevalente rispetto ad altri”.

Con riferimento al fatto specifico, “l’Agcom – scrive il Tar – ha ritenuto che i contenuti del programma sanzionato fossero inidonei alla visione da parte dei minori, in quanto suscettibili di turbare lo sviluppo psichico e morale, in particolare, di quelli direttamente coinvolti dall’incidente probatorio”, in relazione alle sequenze trasmesse ”che, seppure selezionate e di breve durata, contengono immagini chiare e ravvicinate che, in assenza di alcuna forma di schermatura elettronica, ritraggono minori ripresi di spalle e di profilo”. La conclusione per il Tar è che ”legittimamente è stato ritenuto che il contributo offerto dall’emittente della ricorrente, pure di indubbio rilievo sociale, è stato compiuto in violazione della normativa” prevista.

“Ciò che più duole ai genitori di quei bambini – aggiungono Cardamone, Merlino e Milani – è che, ad oggi, nessuna parola di scuse è stata presentata dalla testata giornalistica ed anzi, al contrario, in tutte le sedi si continua a sostenere che il servizio era conforme a tutti i canoni deontologici e giuridici previsti dai vari ordinamenti. Ci aspetteremmo quantomeno – concludono – una testimonianza che affermi la superficialità della messa in onda del servizio ed una disponibilità assoluta a riparare i danni cagionati, cosa che fino ad oggi non è mai avvenuta”.

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