Caso Dell’Utri, il Csm difende Iacoviello e censura le polemiche

Marcello_DellUtriA prendere le sue difese, il pg della Cassazione Esposito. Gli altri togati criticano le polemiche e le divisioni interne

 

 

ROMA – Le polemiche suscitate dalla requisitoria sul caso Dell’Utri svolta dal sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello sono arrivate questa mattina al plenum del Consiglio superiore della magistratura. A prendere decisamente le difese del magistrato, oggetto di molte critiche per le sue considerazioni sulla fattispecie penale del concorso esterno in associazione mafiosa, è stato il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito: “Mi chiedo – ha detto – se la libertà di espressione possa estendersi fino al vilipendio del magistrato e se sia possibile tentare di condizionare l’esercizio della giurisdizione”.

Per Esposito, Iacoviello è un “professionista non permeabile a qualsiasi pressione” e in ogni caso, ha aggiunto, “non ha mai detto che il concorso esterno non esiste, ma si è limitato ad esternare un profondo disagio per una fattispecie di reato dai contorni vaghi”. Disagio che il pg ha spiegato di provare “da 30 anni”. Esposito ha voluto sottolineare inoltre di aver “condiviso in pieno” la requisitoria di Iacoviello. Nessuna pratica a tutela, in ogni caso, da parte del Consiglio, secondo quanto ha riferito in plenum il vicepresidente del Csm Michele Vietti: al Comitato di presidenza non è pervenuta alcuna richiesta in tal senso.

Ad introdurre la discussione è stato il togato di Magistratura Indipendente Antonello Racanelli, che esprimendo ”solidarietà” a Iacoviello, ha puntato l’indice contro le ”accuse provenienti da più parti”, mentre le ”sentenze vanno sempre rispettate”. Ed è stato ”ancora più grave”, ha evidenziato, che queste polemiche siano venute da ”magistrati che direttamente o indirettamente hanno avuto un ruolo” nel processo Dell’Utri.

Quando criticano i provvedimenti giudiziari ”i magistrati devono avere grande senso di responsabilità istituzionale” ha ammonito Riccardo Fuzio (Unità per la Costituzione), richiamando i colleghi a ”non confondere il piano giuridico con quello politico”. E di ”vicenda bizzarra”, anche perché stavolta ”gli attacchi vengono da magistrati” ha parlato il laico del Pdl Bartolomeo Romano, secondo cui ”il quadro che emerge non è positivo per la magistratura: divisioni interne così pesanti su argomenti così rilevanti meriterebbero di essere evitate”.

”Preoccupazione” per il modo in cui si è sviluppato il dibattito su una vicenda che ”appartiene alla fisiologia della giustizia” è stata espressa da Vittorio Borraccetti (Magistratura democratica) che ha ribadito come sia compito del Csm ”tutelare l’indipendenza delle funzioni di tutti i giudici e pm”, indipendentemente dal merito dei loro provvedimenti. ”Tutte le critiche sono lecite tranne quella che insinua che dietro le posizioni espresse ci siano rapporti personali e fini diversi da quelli di giustizia”, ha aggiunto il consigliere che ha comunque evidenziato come a causa dell”’ambiguità” della politica, che non ha mai circoscritto il reato di concorso esterno, i magistrati siano stati ”costretti” a compiere uno ”sforzo di supplenza”.

(Valentina Marsella)

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