Banche, svelato il mistero dei prestiti Bce

Mussari_Giuseppe_sliderIl presidente dell’Abi: “Non ci sono soldi per nessuno”. I 137 mld della Bce servono solo a pagare le obbligazioni

ROMA – Finalmente la verità nuda e cruda è venuta allo scoperto con una doccia fredda. I soldi per imprese e famiglie non ci sono. Punto. A darne notizia, candidamente, il numero uno dell’Abi, Giuseppe Mussari, in questi giorni autosospesosi con tutto il vertice dell’associazione per protestare contro la norma varata in Senato, ma ancora in discussione alla Camera, sul taglio delle commissioni bancarie su fidi e prestiti.

L’ammissione è di quelle che bruciano. Nell’incontro di ieri, tra il presidente e i vertici dei tre partiti di maggioranza, Pd, Pdl e Udc, per discutere appunto della norma sugli oneri, c’è stata una precisa richiesta dei parlamentari alle banche sine qua non la misura resta tale: gli istituti devono impegnare i soldi presi in prestito dalla Bce nel sostegno all’economia reale, ossia alle famiglie e alle imprese.

La replica del presidente è stata chiarissima. “La dotazione presa in prestito dall’Eurotower dagli istituti italiani è stata pari a 137 miliardi (nella seconda asta, ndr) e le banche hanno 185 miliardi di obbligazioni in scadenza nel 2012, dunque il finanziamento Bce tende a mantenere gli stock esistenti”.

Dunque mettetevi l’anima in pace, o voi che entrate in una banca per avere un prestito! Le casseforti sono vuote, o meglio i soldi ci sono ma servono ad altro: a pagare, ça va sans dire, i debiti contratti dalle banche stesse con i sottoscrittori delle proprie obbligazioni.

E chissene frega se proprio domani, fa notare la Cgia di Mestre, i piccoli imprenditori italiani saranno chiamati a versare tra ritenute Irpef, Iva e vidimazione dei libri sociali, qualcosa come 15 miliardi di euro (spicciolo più, spicciolo meno!).
In una fase in cui le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, sono a corto di liquidità e subiscono la stretta creditizia in atto, questa scadenza rischia di essere un vero e proprio stress test che misurerà la tenuta finanziaria del nostro sistema produttivo. “Sarà, come l’ha definito l’Associazione degli artigiani e piccole imprese di Mestre, il venerdì nero delle tasse”.

E chissene frega anche che circa il 7 per cento delle famiglie italiane ha difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni e la cui povertà cresce con il numero dei figli. Quasi 2 milioni di bambini e ragazzi (dati diffusi oggi da Save the Children) vivono infatti in povertà relativa e 653mila in povertà assoluta.

La querelle sui finanziamenti della Bce alla banche e di queste alle famiglie italiane non è una novità. È anzi già da tempo, forse troppo, al centro delle cronache quotidiane, delle sollecitazioni (inascoltate) di Mario Draghi, delle pressioni del premier Monti (inutili), delle richieste (vane) di quasi tutti i partiti politici.

Ma gli istituti italiani, che già nella prima asta di dicembre ottennero dall’Eurotower 116 miliardi, rimangono nella loro bella torre dorata, lontani dai problemi e dalle difficoltà dell’economia reale.

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