Responsabilità delle toghe, il Csm boccia l’emendamento Pini

Magistrati_sliderSecondo il plenum di palazzo dei Marescialli la norma pone a rischio l’indipendenza dei magistrati

ROMA – La norma sulla responsabilità civile delle toghe “pone seriamente a rischio l’indipendenza della magistratura riconosciuta e garantita dalla nostra Costituzione”. Usa toni più che allarmati il Csm contro la norma all’esame delle Commissioni del Senato, nota come l’emendamento Pini. E consegna le sue preoccupazioni a un documento che ha per destinatario il ministro della Giustizia Paola Severino e che è stato approvato dal plenum ieri pomeriggio.

Sono stati 19 i voti favorevoli, 3 i contrari, uno scontato del laico della Lega Ettore Albertoni, gli altri dai consiglieri del Pdl Nicolò Zanon e Bartolomeo Romano. La norma espone il sistema “al rischio di implosione”, rileva Palazzo dei Marescialli, e “il quadro che se ne ricava è allarmante”. Il magistrato “potrebbe infatti essere condizionato e influenzato” nella scelta tra tesi contrapposte e “portato a preferire la soluzione che lo possa meglio preservare dal rischio dell’esercizio dell’azione diretta”.

Nel parere, inoltre, si rileva come “la paventata facoltà di agire direttamente e immediatamente nei confronti del magistrato può rendere il sistema giudiziario italiano davvero ingestibile” con la concreta possibilità di un “intreccio paradossale” fra l’esercizio della funzione e la difesa personale del giudice. Il rischio è che le parti “attraverso l’esercizio immediato e diretto dall’azione nei confronti del magistrato – osserva il Csm – possano costringere il giudice non gradito all’astensione, ovvero possano indirettamente scegliersi il proprio giudice”.

Una possibile rivisitazione della materia, si legge ancora nel parere, “può venire disancorando la responsabilità dello Stato da quella del magistrato”: da un lato dunque assicurare “la piena tutela risarcitoria” in caso di errore, dall’altro non snaturando “i principi di autonomia e di indipendenza”. Peraltro non è affatto vero, nota Palazzo dei Marescialli, che l’Europa ci chiede di modificare le nostre attuali regole, anche perché‚ “i limiti previsti dalla legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati sono conformi alla legislazione degli altri paesi europei”.

Il documento, presentato con urgenza dalla sesta commissione, ha visto i laici del Pdl per la prima volta divisi: Annibale Marini, presidente emerito della Consulta, ha votato con la maggioranza (come ha fatto pure il vice presidente del Csm Michele Vietti), mentre Bartolomeo Romano si è astenuto. 

(Valentina Marsella)

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