Aeroporti di Roma alza nuovamente il prezzo

Aeroporto_fiumicino_slider400 milioni richiesti per mancato adeguamento delle tariffe dal 2001. Fermi al palo programma e investimenti

 

ROMA – L’eterno braccio di ferro tra Aeroporti di Roma ed Enac non finisce mai. Non paga dell’aumento delle tariffe concesso dall’Ente per l’aviazione civile, pari a 7 euro per passeggero, la società di Gemina (Benetton) punta nuovamente i piedi e non firma il nuovo contratto di programma.

Il gruppo di Ponzano Veneto d’altronde non è nuovo a questa linea di condotta. Anche per Autostrade, come si ricorderà, la querelle con il ministero delle infrastrutture andò avanti per anni, tenendo fermi miliardi di investimenti (a cui peraltro la società si era comunque impegnata) fin tanto che non gli furono concessi gli aumenti tariffari. La linea morbida tenuta anche in quell’occasione dal concedente pubblico deve aver fatto scuola.

Per lo scalo romano infatti la storia si ripete. Dopo aver incassato l’adeguamento delle tariffe e proclamato a gran voce un faraonico piano di investimenti per il raddoppio dell’aeroporto, il presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, ha alzato il prezzo chiedendo che l’aumento decorresse non ex nunc ma dal 2000. Tradotto in soldoni, significa che il monte arretrati rivendicato dalla società romana ammonta a 400 milioni. “Fino a che non ce li riconoscerete – è grosso modo la linea dettata dal “ciccione”, come Bisignani era solito chiamare Palenzona – a Fiumicino non si muoverà un mattone”.

E l’Enac che risponde? Il presidente Riggio, con decisione pilatesca nell’ultima consiglio di amministrazione dell’Ente, “preso atto dell’informativa ricevuta, ha disposto di rimettere, per competenza, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la richiesta di Adr di ristoro di 400 milioni di euro a fronte di mancati adeguamenti tariffari per il periodo 2001 – 2010”.

Ora le Olimpiadi 2020, per le quali il raddoppio del principale aeroporto romano assumeva un’importanza strategica, sono definitivamente sfumate. Ma non per questo non urge la firma del contratto di programma da mesi sulla scrivania dei protagonisti. Perciò il passaggio della patata bollente delle tariffe arretrate prima o poi dovrà finire, questo è certo. Più incerto invece il nome di chi la spunterà, anche se i precedenti inducono i bookmarker a non scommettere sul soggetto pubblico.

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