Comuni, dalla digitalizzazione dei servizi risparmi per 2,3 miliardi

P.AMinori costi vivi, efficienza e risparmio di tempo. Ma l’approccio multicanale risulta ancora limitato

ROMA – Risparmi potenziali per 2,3 miliardi di euro l’anno con la digitalizzazione dei servizi comunali. Questo in sintesi il risultato della ricerca condotta dall’Osservatorio eGovernment promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui  l’erogazione di servizi online della PA è un bisogno emergente per cittadini ed imprese. Ma l’approccio multicanale risulta ancora limitato per la mancata comprensione delle esigenze dell’utenza e per l’inefficacia della comunicazione.

Nel dettaglio, come riporta Corrieredellecomunicazioni.it, benefici possibili per 2 miliardi potrebbero arrivare dall’adozione di pagamenti multicanale, 91 milioni da certificati Anagrafici online e 250 milioni dall’invio telematico delle pratiche allo Sportello Unico attività produttive. Attraverso l’analisi delle risposte di più di 200 enti, lo studio approfondito di 22 casi, l’elaborazione dei dati raccolti tramite 2.000 interviste a cittadini e imprese e l’analisi di 20.000 siti Web di social networking, la ricerca fa emergere un contesto italiano eterogeneo, ma caratterizzato da un limitato approccio multicanale e da un impiego non ottimale dei canali offerti, spesso a causa della mancata comprensione delle esigenze dell’utenza e di un utilizzo inefficace delle leve di comunicazione per promuovere l’eGovernment.

La completa digitalizzazione dei tre servizi comunali oggetto di approfondimento della ricerca (i Pagamenti multicanale, i Certificati anagrafici e l’invio delle pratiche telematiche allo Sportello Unico delle attività produttive) può produrre 2,3 miliardi di euro di risparmio annuo per la pubblica amministrazione.

Nello specifico, riguardo ai soli Pagamenti multicanale si stima un risparmio di circa 2 miliardi di euro l’anno. Considerando alcuni dei principali pagamenti dovuti agli enti locali (Ici/Imu, tariffa rifiuti, multe e bollo auto), grazie ad interventi di digitalizzazione per minori costi vivi legati a carta, attrezzature di stampa, toner, buste, etichette, spese postali, fotocopie, spazio e attrezzature di archiviazione e conservazione, il risparmio economico conseguibile annualmente si attesta intorno a 950 milioni di euro/anno. A questo si deve aggiungere il potenziale recupero di efficienza con il risparmio di tempo per uomo nell’espletamento delle diverse attività, che corrisponde ad un valore economico di circa 1 miliardo di euro.

Per quanto riguarda i Certificati anagrafici, l’ordine di grandezza è inferiore, ma le conseguenze sono di grande interesse alla luce dello scenario di semplificazione che si sta delineando dai primi mesi del 2012. Per 16,5 milioni certificati anagrafici rilasciati l’anno a livello nazionale, la digitalizzazione del processo – nella sostanza le fasi di richiesta e di successiva erogazione – può produrre un risparmio stimabile intorno a 90 milioni di euro l’anno, di cui 65 milioni solo per il risparmio di costi vivi monetari connessi all’espletamento delle attività tradizionalmente svolte in modalità cartacea, più il risparmio di tempo per uomo.

Per quanto riguarda lo Sportello Unico delle attività produttive, infine, la piena integrazione tra front office e back office potrebbe garantire un livello di risparmio annuo pari a circa 250 milioni di euro l’anno (8 milioni di euro l’anno di risparmi di costi vivi più un miglioramento di efficienza) accompagnato da una riduzione dei tempi medi di evasione delle pratiche di oltre il 50% rispetto alla modalità tradizionale.

“I benefici generati dell’eGovernment non possono essere ovviamente ridotti ai soli risparmi potenzialmente conseguibili dalla Pubblica Amministrazione – dichiara Michele Benedetti, responsabile della ricerca dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano – Tuttavia la misura dei ritorni in termini di tempi e costi derivanti dalla digitalizzazione dei servizi dovrebbe diventare uno dei passi imprescindibili per prendere decisioni d’investimento consapevoli e per cominciare a individuare modelli organizzativi ed economici che rendano sostenibile il percorso d’innovazione della Pubblica Amministrazione”.

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