Allarme gioco d’azzardo: interviene il ministero della Salute

slot_machineBalduzzi: “Stop agli spot e più poteri ai sindaci per arginare il proliferare di sale slot”. In Italia 500mila ludopatici

 

 

ROMA – Il proliferare del gioco d’azzardo nel nostro Paese sta cominciando a preoccupare, e non poco, le alte sfere della politica. Dopo il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, è intervenuto anche il titolare del dicastero della Sanità, Renato Balduzzi: non solo il numero di persone dipendenti dal gioco continua ad aumentare, diventando una vera e propria malattia, ma l’intero sistema di scommesse, slot e quant’altro sta diventando un vero e proprio cancro per la società.

Stop agli spot che “non mettono cautele sui pericoli del gioco d’azzardo” e più poteri ai sindaci per arginare il proliferare di sale giochi e slot machine. Questa la ricetta indicata da Balduzzi per risolvere l’annosa questione. Il ministro ha inoltre sottolineato, intervenendo alla trasmissione di La7 “Coffe Break”, che sia il suo ministero che quello dell’Economia e dell’Interno sono a lavoro su questo tema. “Il clima culturale e politico è cambiato- ha dichiarato l’inquilino di via Ribotta- e ora ci sono le condizioni per intervenire”, anche se  “non si può certo pensare di proibire del tutto il gioco perché la dimensione ludica in una società liberale non può essere bandita, e lo Stato non può certo diventare uno Stato etico. Però può dare delle indicazioni, incentivare o disincentivare il gioco con degli strumenti ad hoc”.

Sulla questione della limitazione degli spot era intervenuto anche il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. La ludopatia sta infatti diventando una vera e propria emergenza sociale. Ma, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da tempo incluso il gioco d’azzardo patologico nel novero delle malattie, l’Italia non lo ha ancora fatto. In particolare il Codacons chiede non solo di limitare le pubblicità nel settore, ma di accompagnarle con l’indicazione delle probabilità di vincita per ogni singolo gioco, probabilità che devono essere affisse in modo ben visibile anche all’interno delle ricevitorie. Bisogna intervenire, dal punto di vista legislativo, e bisogna farlo anche con una certa velocità. “Per ogni giorno di ritardo nel varo del decreto sulle ludopatie, 10 nuove slot machines incrementano la dipendenza da gioco”, è la previsione dell’associazione dei consumatori.

Ma perché l’Italia è così restia ad introdurre regole più severe per limitare i danni connessi alla dipendenza del gioco d’azzardo? Per anni in verità, dalla metà del 1990 almeno, lo Stato ha incentivato gli italiani a spendere i loro soldi nel gioco moltiplicandone le occasioni: dal Lotto giocato due volte alla settimana si è passati al il 10eLotto, che consente di puntare ogni 5 minuti, mentre in ogni angolo del Paese hanno aperto migliaia di sale slot, sale poker e sale scommesse, che nascono come funghi su tutto il territorio nazionale. Questo soprattutto perché i giochi garantiscono una entrata sicura all’erario.

Nel 2011 gli italiani hanno speso 80 miliardi (10,2 in Gratta e Vinci): 61,5 sono tornati indietro in vincite, 8,7 sono rimasti allo Stato. I dati del Cnr dicono che il 42% della popolazione tra i 15 e i 24 anni ha giocato almeno una volta nel 2011. Lo ha fatto anche il 36% dei 15-24enni. Di questi, il 27% è composto da giocatori non dipendenti (il 37% tra gli adulti) e il 9% da problematici, pari a 500 mila persone. Tra gli adulti quest’ultima quota è dell’8%.

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