Milanese: il Csm archivia la pratica sul pm Capaldo

_Capaldo-_SLIDERIl magistrato partecipò, nel 2010, con l’allora ministro dell’Economia, Tremonti, e Marco Milanese ad un pranzo

ROMA – Finisce nel cassetto la pratica aperta al Csm sul procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, relativa al pranzo a cui il magistrato partecipò, nel 2010, con l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il deputato del Pdl, Marco Milanese. Quel famoso pranzo “non ha mai avuto influenza” sull’attività del procuratore Capaldo, ‘”nè ha mai posto in pericolo” la sua “indipendenza ed imparzialit”. Così il plenum del Csm all’unanimità ha archiviato il fascicolo che aveva aperto sul magistrato romano.

La decisione di chiudere il caso è stata presa dai consiglieri senza che ci fosse nemmeno un dibattito, dopo la relazione presentata dal laico del Pdl Nicolò Zanon, a nome della Prima Commissione. Quest’ultima, per arrivare alla conclusione che non ci sono gli estremi per avviare la procedura di trasferimento d’ufficio nei confronti di Capaldo, ha compiuto un’ampia istruttoria ascoltando oltre allo stesso magistrato romano, l’allora procuratore di Roma Giovanni Ferrara e i colleghi Paolo Ielo e Alberto Caperna. “Stando agli esiti istruttori il pranzo si è limitato ad essere un’occasione conviviale di conoscenza tra un Ministro in carica e il Procuratore aggiunto” sottolinea la delibera approvata, prendendo atto che, a quanto riferito da Capaldo, si parlò soltanto di “argomenti di carattere generale o culturale”.

Quanto a Milanese, la sua presenza “risulta quasi casuale, e comunque non conosciuta preventivamente dal dott. Capaldo”; fu “silenziosa”, visto che il magistrato romano ha raccontato ai consiglieri che Milanese rimase “completamente muto”, comportandosi come un “aiutante di campo” del ministro; e, “cosa ancora più importante- notano i consiglieri – non è possibile affermare che il dott. Capaldo fosse informato di circostanze investigative relative all’on. Milanese, emerse all’attenzione della Procura di Roma proprio nei giorni in cui il pranzo si svolge”.

Nel fascicolo sul pranzo erano finiti anche i contrasti tra Capaldo e alcuni colleghi della procura di Roma per questioni di competenza su filoni di indagini che si intrecciavano. Ma anche in questo caso non c’è nulla da rimproverare al procuratore aggiunto: non solo “non sono emersi elementi per addebitare” l’origine delle tensioni a Capaldo, ma questi contrasti “non hanno raggiunto il livello di guardia”, né hanno “danneggiato l’attività d’indagine dei vari magistrati”. E comunque sono finiti, notano i consiglieri, “anche in seguito alla rinuncia” da parte di Capaldo della delega all’inchiesta Enav.

(Valentina Marsella)

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