La Banca del Mezzogiorno ferma al palo

Sarmi_SLIDERDopo la partenza dell’anno scorso embrava che la nuova banca di Poste Italiane fosse sul punto di decollare

 

ROMA – La legge finanziaria 2010 doveva costituire l’atto notarile di nascita della Banca del Mezzogiorno. Fortemente voluta dal ministro dell’economia dell’epoca Giulio Tremonti, a ragione ritenuto il padre putativo del nascituro, il presunto istituto di credito fu salutato con grandi onori e uguali speranze. Dopo le fine ingloriose del Banco di Napoli o del Banco di Sicilia, rinasceva sulle ceneri di un Sud colonizzato dalle grandi banche nazionali uno strumento di sostegno allo sviluppo della piccola e media imprenditoria locale.

A due anni di distanza però il quadro dell’iniziativa, a dispetto dei proclami altisonanti che ogni tanto riempiono le pagine dei giornali, appare sostanzialmente desolante. L’acquisto infatti nell’agosto scorso del Mediocredito centrale per 136 milioni di euro avrebbe dovuto aprire a Poste Italiane le porte del cielo creditizio. La rete capillare di sportelli postali e l’eventuale partnership con le banche di credito cooperativo presenti sul territorio avrebbero dovuto fare il resto. Anche l’organigramma era bello e pronto: Sarmi presidente del cda e il banchiere Piero Luigi Montani amministratore delegato.

Ma evidentemente i conti erano stati fatti senza l’oste-Banca d’Italia che, di fronte ad un progetto industriale e finanziario improvvisato e soprattutto contro la lobby dei big nazionali del credito, non ha mai concesso la trasformazione di Mediocredito Centrale da istituto di credito di secondo livello in banca commerciale retail. Il cambio di inquilino nel frattempo intervenuto a Via XX Settembre non ha infine sicuramente aiutato il progetto.

Oggi quindi come stanno realmente le cose? La “Banca del Mezzogiorno” è poco più di un marchio commerciale senza nemmeno un suo sportello autonomo ed un’operatività ridotta al lumicino. In non più di 20/25 uffici postali si ricevono domande di finanziamento da parte di piccoli imprenditori ed artigiani e nessuna di queste ha ancora superato la fase preistruttoria. Per adesso insomma nessun finanziamento è stato concesso. “Siamo ancora in fase sperimentale – ci si sente rispondere da manager imbarazzati del gruppo – Nei prossimi mesi apriremo altri sportelli di Poste abilitati a vendere i prodotti della Banca del Mezzogiorno”.

Nel frattempo, siccome i bastoni fra le ruote di Banca del Mezzogiorno non finiscono mai, la Banca d’Italia ha deciso di vederci chiaro e ha disposto un’ispezione a Banco Posta. Anche l’Antitrust si è mossa in anticipo per garantire che nel Mezzogiorno nessun soggetto bancario possa alterare l’equilibrio dell’attuale sistema. Di riflesso anche all’interno della Banca ci sono stati cambiamenti con l’uscita di scena dell’amministratore delegato sostituito provvisoriamente da una risorsa interna. Tutto è fermo dunque aspettando, direbbe Calvino, non si sa bene che cosa.

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