‘Ndrangheta, arrestato il gip Giancarlo Giusti

Csm_sliderSecondo gli inquirenti, l’ex giudice riceveva soggiorni a Milano e incontri con escort dal clan dei Lampada

 

ROMA – Soldi, ma anche soggiorni a Milano e escort la sera. Questo e altro avrebbe ricevuto Giancarlo Giusti, ex gip del Tribunale di Palmi attualmente sospeso dal Csm, dal clan dei Lampada secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti milanesi. Il giudice è stato arrestato oggi perchè “come magistrato in servizio prima presso il Tribunale di Reggio Calabria e poi presso il Tribunale di Palmi -si legge nel capo di imputazione- al fine di compiere e per avere compiuto atti contrari al dovere d’ufficio, in palese violazione dei principi di imparzialità, probità e indipendenza tipici della funzione giudiziaria, si metteva a disposizione di Giulio Lampada”.

Nella nota firmata dal procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati, si legge che “in data odierna, nell’ambito del procedimento Valle/Lampada, è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano”, Giuseppe Gennari, “nei confronti del dottor Giancarlo Giusti, magistrato, già in servizio presso il Tribunale di Reggio Calabria e quindi di Palmi, sospeso dalle funzioni con delibera della Sezione disciplinare del Csm”, lo scorso 16 dicembre.

“Profondo sconcerto e indignazione” per fatti di ”gravità inaudita”: così l’Associazione nazionale magistrati reagisce alle vicende che hanno portato all’arresto del gip Giusti. ”Al di là dell’allarmante vicenda penale e nella doverosa attesa dei successivi approfondimenti investigativi”, l’Anm riafferma ”la centralità della questione morale, a fronte di ogni situazione che possa compromettere gravemente la funzione giudiziaria e l’immagine della magistratura” ed esprime ”massimo rispetto e forte apprezzamento per l’opera di quanti sono impegnati nell’azione di aggressione e contrasto alla criminalità organizzata, nella certezza che la magistratura saprà accertare e reprimere con il massimo rigore comportamenti quali quelli che sono stati ipotizzati”.

Il sindacato delle toghe, ribadisce che ”la magistratura è un corpo sano, in cui non esistono sacche di impunità, e al riguardo conforta la capacità dei magistrati di trovare essi stessi gli strumenti necessari per individuare e sanzionare con severità, anche all’interno, ogni comportamento contrario alla legge”.

Anche il gip di Milano Gennari nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti del magistrato calabrese, accusato di corruzione aggravata dalla finalità mafiosa, non risparmia critiche sull’accaduto. In particolare, sottolinea che “se il Csm, nel 2005, avesse ‘fermato’ Giusti, quando si trovava sotto procedimento disciplinare per aver assegnato beni alla società del suocero  “tutto il resto non sarebbe successo”. Gennari si riferisce al procedimento disciplinare a cui è stata sottoposta la toga nel 2005 e dal quale è uscito anche grazie alla testimonianza di un consulente del Tribunale che affermò che il magistrato non era a conoscenza del fatto che la società favorita fosse del suocero.

“Dagli scritti confessori di Giusti – scrive Gennari –  risulta evidente come lo stesso si sia adoperato per perorare la sua causa presso il Consiglio Superiore. E ancora una volta il Csm ha ritenuto di credere alla buona fede del magistrato. Forse se si fossero recuperati tutti gli atti della ispezione si sarebbe compreso come l’assoluzione sulla vicenda Tridea non poteva essere che un drammatico errore. Sicuramente – prosegue – avessero fermato Giusti sin da subito, sin dalla prima sacrosanta segnalazione del Presidente del Tribunale di Reggio Calabria, tutto il resto non sarebbe successo, inclusi i reati commessi con Lampada”. Il gip sottolinea anche come  “questa vicenda viene rappresentata non per colore, ma perchè è una diretta espressione della capacità di Giusti di commettere illeciti e, al contempo, adoperarsi utilmente per sottrarsi alle conseguenze”. Il magistrato verrà interrogato domani mattina, verso le 12, nel carcere milanese di Opera.

Lo scorso 30 novembre, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci, era stato arrestato un altro magistrato, poi sospeso dal Csm, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio. In carcere erano finite anche altre 8 persone, tra cui Giulio Lampada, “il regista di tutte le operazioni”.

Giusti era stato sottoposto inoltre nel 2010 anche alla valutazione del Consiglio giudiziario del distretto ed era rimasto a ricoprire il suo incarico. È stato sospeso poi solo nel dicembre scorso, quando il suo nome è emerso nell’inchiesta milanese.

(Valentina Marsella)

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