Profondo rosso per i conti Finmeccanica

Ansaldo_Breda_sliderRidimensionato il piano strategico della holding. I giapponesi e le mire su Ansaldo Breda e Ansaldo Sts

 

 

ROMA – Un altro pezzo importante dell’industria italiana sta per andarsene e la Borsa applaude entusiasta. Questo è il mercato, bellezza! Appena avuta la conferma che il colosso giapponese Hitachi si accinge ad acquistare il comparto ferroviario di Finmeccanica, cioè Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, il titolo del gruppo ha guadagnato a Piazza Affari il 10,88%.

La notizia in realtà non ha colto di sorpresa nessuno. Era nell’aria da tempo e la nuova strategia di Finmeccanica di concentrazione del core business, ribadita ieri in Consiglio dall’amministratore delegato Orsi, non ha fatto che confermarla. Tutte le risorse del gruppo infatti, dopo la cura “da cavallo” del bilancio 2011, saranno concentrate in tre aree prioritarie di business: l’aeronautica, gli elicotteri e l’elettronica per la difesa. Un’area quest’ultima – ha confermato Orsi – che comprende il mondo Selex e Drs, già oggi business principale, ma che «deve diventare anche l’attività più remunerativa di Finmeccanica, oltre a rappresentare il volano tecnologico in un’area che prevediamo di grande sviluppo»

I numeri, nella loro crudezza, aprono un capitolo dolente sulla precedente gestione Guarguaglini, che in molti pare abbiano interesse a chiudere e a mettere da parte. La perdita dell’esercizio 2011 è pari a 2,306 miliardi di euro (a fronte di un utile di 557 milioni nel 2010) dovuta a fenomeni “eccezionali e oneri non ricorrenti” per 3,2 miliardi di euro, soprattutto nei settori dell’aeronautica (programmi B787 e C27J), dello spazio (programma turco Gokturk) e dell’elettronica per la difesa. Anche il fatturato perde circa il 7% e si ferma a 17,3 miliardi di euro, mentre l’indebitamento cresce da 3,13 a 3,44 miliardi, senza però la necessità di aumenti di capitale o di bad company. Insomma un «2011 straordinariamente difficile caratterizzato da una necessaria e incisiva rivisitazione della strategia industriale e del modello di business tecnologico».

La scelta di “non chiedere soldi ai taxpayers” per il risanamento del gruppo, ma di procedere ad un consistente programma di dismissioni di aziende con elevato profilo strategico per il nostro Paese deve aver avuto chiaramente l’avallo dell’autorità politica (Orsi infatti ha precisato di aver informato puntualmente il ministro dello sviluppo economico Passera).

In questo quadro si inserisce il discorso Hitachi-Ansaldo. Stando ad attendibili indiscrezioni, il settore ferroviario del gruppo giapponese rileverebbe da Finmeccanica il 50% di Ansaldo Breda e attraverso questa il 29% di Ansaldo Sts. Mentre i partiti tacciono, le reazioni del movimento sindacale sono unanimi nel respingere le ipotesi di vendita. Massimo Masat della Fiom Cgil è categorico: “Ci opponiamo alla cessione del settore civile di Finmeccanica e in particolare alla svendita di Ansaldo Sts che riteniamo patrimonio del Paese”. Anche Marco Bentivoglio della Fim Cisl ritiene che “il riassetto dell’azienda, così come è stato presentato, sembra preludere ad una graduale uscita di scena di Finmeccanica da Ansaldo Breda e Sts. Questa ipotesi non ci piace, non la meritano la storia e il know how del comparto ferroviario italiano”.

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