09:43 | Fatture false nel commercio moto, Iva evasa per 10 mln

Tre note concessionarie della Capitale avrebbero commercializzato motoveicoli a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato, grazie all’evasione di una parte di Iva, che non veniva corrisposta all’Erario. E’ un’altra colossale frode all’Iva quella scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che hanno denunciato, a piede libero, dieci imprenditori per aver emesso ed utilizzato false fatture per circa 45 milioni di euro, con un’evasione all’imposta per dieci milioni di euro.

L’operazione – ribattezzata dagli investigatori con il nome ”Double Wheel” – è l’epilogo di una complessa attività investigativa delle Fiamme Gialle del I Gruppo Roma, durata quasi due anni. Gli accertamenti hanno fatto luce su un collaudato sistema fraudolento ideato e realizzato interponendo negli scambi commerciali tra i concessionari-grossisti ed i rivenditori otto imprese cd. ”cartiere” intestate a ”prestanome”.

Avvalendosi di una possibilità prevista dalla normativa nazionale Iva, queste ultime, sempre fittiziamente, avrebbero ”acquistato” motoveicoli dai concessionari presentando false ”dichiarazioni di intento” circa la ”rivendita” all’estero della merce, al fine di evitare l’addebito dell’ imposta in fattura. In realtà, i mezzi sarebbero rimasti presso le concessionarie, senza mai entrare nella disponibilità materiale delle ”cartiere” e lasciare il territorio nazionale. In questo modo, la pratica consentiva un duplice vantaggio: per le concessionarie che avrebbero accumulato un consistente credito Iva, magari da compensare con altre esposizioni debitorie nei confronti dell’Erario; i rivenditori finali, invece, acquistando dalle ”cartiere” a prezzi ed Iva inferiori, avrebbero goduto di condizioni di maggiore competitività sbaragliando la concorrenza, magari più rispettosa degli obblighi fiscali.

Le indagini hanno preso avvio allorché, durante un riscontro, i militari si erano imbattuti in un rivenditore campano che aveva registrato un repentino incremento del giro d’affari oltre ad avere la propria sede nella stessa abitazione, senza disporre di una vera struttura operativa. Stando a quanto appurato, il meccanismo era stato prima collaudato con alcune operazioni della specie e poi, verificatone il successo, si era progressivamente allargato su più larga scala rendendo il giro d’affari – e, conseguentemente, l’evasione fiscale – da capogiro. Ovviamente non tutti i rivenditori avevano il ”privilegio” di essere coinvolti nel sistema fraudolento e nel lucroso giro d’affari ad esso legato. Successivamente, attraverso l’esame accurato dei flussi finanziari sottostanti le operazioni commerciali poste in essere e grazie alle perquisizioni disposte dall’Autorità Giudiziaria, è stato ricostruito il mosaico dell’imponente frode fiscale, che ha visto coinvolti complessivamente diciotto soggetti economici – sia ditte individuali che società – operanti nella Capitale ed in vari Comuni della provincia di Napoli.

Lo sviluppo delle indagini è stato agevolato dalla collaborazione delle case madri che hanno fornito agli investigatori elementi utili sulle pratiche commerciali e sulle specifiche tecniche dei mezzi concorrendo ad eliminare alla radice una situazione distorsiva del mercato a scapito degli altri operatori regolari.

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