De Felice verso l’Inail tra dubbi e polemiche

Inail_sede_eurIl professore della Sapienza al centro di conflitti di interesse per il suo palmares di incarichi e la presidenza dell’Istituto

 

ROMA – Tra professori universitari, si sa, esiste un vincolo di solidarietà e di autostima che rasenta la consorteria. Così, dopo aver fatto il pieno di ministri, vice ministri e sottosegretari, ogni volta che c’è da scegliere il rappresentante apicale di un qualsiasi ente o amministrazione, il Consiglio dei ministri va a pescare nel grande serbatoio dell’accademia. La cattedra universitaria assorbe in sé, in maniera apodittica, tutte le competenze e i requisiti specifici.

Quando infatti si è trattato di designare il nuovo presidente dell’Inail, l’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, il ministro Fornero non ci ha pensato due volte nell’indicare per la carica il professor Massimo De Felice, ordinario all’Università La Sapienza di Roma di matematica finanziaria e valutazione e controllo delle imprese di assicurazione.

E in effetti il curriculum del docente è tra i più brillanti che ci siano in circolazione. Vi si legge che si è occupato di tutto lo scibile assicurativo, dai modelli statistici per il controllo delle compagnie di assicurazione al mercato delle rendite vita, dalla finanza dell’assicurazione sulla vita al controllo del rischio finanziario nel processo assicurativo.

Altrettanto si può dire per il suo palmares di incarichi e consulenze. Il professor De Felice è stato infatti, tra gli altri mille incarichi, consigliere di amministrazione dell’assicurazione del gruppo Intesa Sanpaolo; membro dell’organismo di vigilanza di Alleanza assicurazioni; membro del consiglio di amministrazione e dell’organismo di vigilanza di Fondi Alleanza SpA; consulente dell’Ania (l’associazione tra le imprese assicurative), di Groupama, di Isvap, della Fondiaria assicurazioni, dell’Ina, e chi più ne ha più ne metta.

Ora, nessuno mette in dubbio che il professor De Felice sia un uomo d’onore, ma a qualcuno è venuto in mente che forse qualche conflitto di interesse tra la presidenza dell’Inail e gli innumerevoli impegni del docente forse potrebbe crearsi. Se lo chiede per esempio la Cgil che in una nota “apprezza il criterio seguito in ordine alla professionalità e al profilo accademico, ma l’apprezzamento sarebbe ben maggior se fosse certa la natura esclusiva dell’incarico con conseguenti dimissioni del professore dai ruoli e dalle funzioni che attualmente ricopre in altri ambiti. La sicurezza delle dimissioni del professore fugherebbe ogni sospetto di conflitto di interessi. L’Inail è l’istituto che si occupa della salute e della sicurezza dei lavoratori e ad esso va garantita l’assoluta funzione pubblica, che sola può dare la garanzia del rispetto e della tutela degli interessi e dei diritti dei lavoratori”.

Se lo domanda anche la senatrice della Lega Nord, Angela Maraventano, che nel proposito governativo teme di intravedere l’idea regressiva “di un’Inail confinato nella dimensione esclusiva di istituto assicurativo, trascurando le altre due sue missioni core, cioè la prevenzione degli infortuni e delle tecnopatie a monte e il reinserimento professionale dei lavoratori infortunati e tecnopatici a valle”.

In questo quadro – fa notare la senatrice leghista – la scelta di un profilo tecnico per il presidente potrebbe determinare un deficit di competenze manageriali ‘pure’, dal momento che c’è già un direttore generale a sua volta di altissimo profilo tecnico, ma privo di qualificate esperienze come gestore di organizzazioni complesse e oltre tutto non proveniente dalla dirigenza interna dell’Istituto”.

La Maraventano dunque chiede al ministro del Lavoro “se non ritenga che il professor De Felice, sul cui curriculum non vi è nulla da dire, non sia portatore di un poderoso conflitto di interessi, nel ramo delle assicurazioni private, eventualmente funzionale ad una possibile futura privatizzazione dell’Inail”.

Nel frattempo oggi è arrivata la relazione della Corte dei Conti sul bilancio 2010 dell’Istituto, giudicato solida dal punto di vista patrimoniale ma che deve accelerare sul piano degli investimenti immobiliari. ”Sotto il profilo patrimoniale – si legge -, i dati di bilancio hanno confermato la sostanziale solidità dell’Istituto, in quanto la gestione 2010 si è chiusa con un avanzo finanziario di 974 milioni di euro e con un avanzo patrimoniale di 992 milioni di euro. Sono risultati in aumento, nel 2010, anche l’avanzo di cassa e quello di amministrazione.

I conti generali – è scritto nella relazione – continuano, però, ad essere aggravati dall’esposizione debitoria – per complessivi 32.197 milioni di euro – della Gestione Agricoltura verso la Gestione Industria. E’ rimasta, nel 2010, sostanzialmente invariata la tenuta del portafoglio delle aziende iscritte (oltre 3.300.000), anche se in presenza di una lieve diminuzione delle posizioni assicurative totali e di una contrazione delle entrate per premi di oltre il 9%.

L’attuazione di un’efficace strategia di gestione e di investimento resta condizionata dal permanere di un sistema di vincoli che continua ad incidere sulle potenzialità operative dell’Ente. La Corte ha anche evidenziato l’esigenza di un’accelerazione dei piani di investimento immobiliare, l’inutilizzazione di cespiti di grande valore, la mancata definizione della vendita dei beni retrocessi ex Scip1 e Scip2″.

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