È scontro sulla governance del Teatro Valle

Teatro_Valle_sliderAlemanno candida Giorgio Albertazzi. Lui si dice pronto. Ma gli occupanti del teatro non ci stanno

 

ROMA – E’ scambio di reciproche accuse tra gli occupanti del Teatro Valle e il sindaco Alemanno, le cui posizioni da sempre contrapposte, si sono negli ultimi giorni raffreddate sempre di più.

A scatenare stavolta lo scontro sono state le ultime dichiarazioni del primo cittadino che, durante la presentazione di Rete Attiva x Roma, ha annunciato di voler proporre il nome di Giorgio Albertazzi (in prima fila come sostenitore alla presentazione) per la direzione del teatro Valle, occupato dalla scorsa estate. «Mi auguro di poter dare a Giorgio Albertazzi la direzione artistica del Teatro Valle che sta diventando un centro sociale mascherato», ha detto Alemanno inconsapevole (forse!) di accendere una miccia.

“Spero – aveva aggiunto il sindaco – che ci sia spazio per una moral suasion di chi oggi occupa il teatro perché capisca che ci sono progetti importanti di natura pubblica e aperti a tutti e quindi non c’è alcuna voglia di privatizzare il Valle. Vorrei che Giorgio Albertazzi ne diventasse direttore artistico non per farne un teatro chiuso ma aperto a tutti”.

Ma i lavoratori dello spettacolo, che occupano lo Stabile capitolino dal 14 giugno e che stanno lavorando per dar vita ad una Fondazione che gestisca il teatro come fosse un “bene comune”, hanno immediatamente rigettato la proposta invitando Albertazzi “a sottrarsi al gioco delle nomine e all’ingerenza politica e a confrontarsi con le ragioni di questa lotta che ha anche un forte valore generazionale e innovativo. Siamo stanchi – hanno aggiunto – di nomine cadute dall’alto e con un atteggiamento personalistico, come se la cosa pubblica fosse una questione privata del signor Alemanno”.

Il diretto interessato però non si è lasciato minimamente intimidire dal ‘niet’ dei lavoratori e oggi in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, si dice pronto a dirigere il Teatro Valle di Roma. “Il Valle  – dichiara – è il teatro più antico di Roma e poi io su quel palcoscenico ho debuttato con il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Erano i tempi in cui quel teatro era frequentato da gente come Gassman e Ferzetti”.

In caso si concretizzasse la proposta, l’ex direttore artistico del Teatro di Roma sottolinea la sua volontà di “creare non solo un teatro di tradizione, ma un centro studi, perché il luogo si presta a diventare una fucina di arti e mestieri della scena. E poi penso a un centro dedicato alla drammaturgia nazionale, per promuovere nuovi autori, nuove idee, perché è solo con le nuove idee che non si invecchia. Se si realizza, vorrà dire che finalmente potrei fare qualcosa di importante per Roma: da oltre quarant’anni vivo qui, mi sento romano”.

La bagarre si è inoltre accesa sull’amministrazione da parte di Alemanno che, a detta degli occupanti, “in questi quattro anni tagliando fondi senza nessuna progettualità, non è stata capace di proporre alcuna politica culturale”.

Se Roma da un anno conosce un nuovo risveglio culturale – hanno dichiarato dal Valle – è grazie all’attività e alla cura che un’intera comunità svolge all’interno del Teatro Valle. Siamo piuttosto interessati a sapere che fine hanno fatto 1,2 milioni di euro stanziati nel bilancio comunale per la stagione del Teatro, denaro pubblico e dunque di tutti, che l’amministrazione ha risparmiato”.

“Se Alemanno considera illegale la nostra esperienza – hanno risposto i lavoratori che promuovono iniziative autonome nello storico teatro romano – significa che considera illegali le migliaia di cittadini che stanno rendendo possibile questo progetto costituente. Dopo solo due mesi, più di 2200 cittadini sono diventati soci fondatori della Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Attaccare il Valle sminuendolo a un’azione di pochi significa attaccare e non ascoltare quello che il mondo del teatro e della cultura esprime“.

A corroborare le dichiarazioni dei lavoratori sono arrivate le parole del segretario capitolino ed il responsabile cultura del Pd di Roma, Marco Miccoli e Pierluigi Regoli. “La candidatura di Albertazzi – commentano i due esponenti – sintetizza in modo emblematico la visione proprietaria e provinciale che il sindaco Alemanno ha della città e delle sue istituzioni culturali”.

“Alemanno – dichiarano ancora – piazza ancora una volta un suo fedelissimo, lo fa in un modo peggiore del precedente, nomina Albertazzi presente in prima fila alla convention della presentazione del suo partitino di famiglia. Alemanno parla di qualcosa di cui al momento non dispone. Poiché non ci sembra che gli occupanti del Valle siano con le valigie in mano, indicare un nome per la direzione del Valle in questo momento ci sembra una provocazione bella e buona che rischia solo di alimentare ulteriori tensioni in città”.

“Servirebbe al contrario – concludono Miccoli e Regoli – una seria riflessione sulla governance della cultura della Capitale, una riflessione che non può, come sta facendo Alemanno ora, essere lasciata all’iniziativa volontaria di qualche gruppo di cittadini animato soprattutto di buona volontà”.

Ma quello che molti non dicono (e che invece oggi pubblica Il Foglio) è che gli occupanti sono molto appoggiati e coccolati da personaggi famosi – Jovanotti, Camilleri & C, tutti pronti a timbrare il cartellino della solidarietà ai combattenti – e per nulla inclini a prendere atto della necessità di restituire il teatro a regole trasparenti di gestione e indirizzo. Sarebbe (condizionale d’obbligo) Roma Capitale, dopo la fine dell’Eti e la dismissione da parte del Mibac, a dover gestire il Valle, ma chi lo occupa dal 14 giugno scorso non ne vuole sapere (le utenze di acqua e luce continuano nel frattempo a essere a carico del comune. Che paga e abbozza, come si dice nella lingua del Belli). Ormai più consolidata e rocciosa del Colosseo, l’occupazione del Valle assomiglia sempre di più a un vero e proprio sequestro.

Potrebbero interessarti anche