Poca trasparenza nella guerra al racket e all’usura

UsuraIl Governo firma con la Fai un accordo di 7 mln di euro per la realizzazione di tre progetti senza bando pubblico

 

ROMA – Alla faccia della trasparenza. Il Governo tecnico che della chiarezza ha fatto il suo mantra inciampa su un argomento primario come il racket e l’usura.

Il 20 febbraio scorso è stata infatti firmata una convenzione tra l’ufficio del commissario straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura e la Fai (Federazione delle associazioni antiracket) per l’affidamento di tre progetti dal valore complessivo di 7 milioni di euro denominati «Promozione di una rete antiracket», «Rete di consumo critico. Pago chi non paga» e «Realizzazione di due sportelli di solidarietà alle vittime di racket e usura».

L’accordo è avvenuto senza dunque selezionare i soggetti attuatori mediante un bando pubblico, né una lettera d’invito ed ogni altro atto che garantisca la più ampia informazione e pubblicità secondo quanto previsto dalle normative comunitarie ed italiane per le procedure di affidamento delle attività progettuali nell’ambito del Pon (Programma operativo nazionale) Sicurezza.

L’associazionismo antiracket e antiusura è infatti formato, oltre che dalla FAI, anche da numerose organizzazioni di cui le principali si riconoscono nella Rete per la legalità costituita da 44 associazioni che operano nei territori, nella Consulta delle fondazioni antiusura che raggruppa 28 fondazioni, e in altre associazioni tra cui «Libera», impegnate, da diversi anni, nel contrasto dei fenomeni estorsivi ed usurari.

È per questo motivo che due senatori del Pd, Vincenzo Maria Vita e Costantino Garraffa, chiedono al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, quali siano i motivi per cui non sia stato fatto ricorso al bando di evidenza pubblica previsto dalle norme vigenti per la selezione delle associazioni cui affidare l’attuazione dei tre progetti e se non ritenga che il mancato ricorso alle procedure previste dalle norme comunitarie e nazionali esponga la realizzazione del progetto al definanziamento da parte dell’Unione europea.

Probabilmente, aggiungiamo noi, visto che la Federazione distribuirà a sua volta tra i propri associati la realizzazione dei progetti, tanto valeva per una superiore esigenza di chiarezza e trasparenza assegnare direttamente gli incarichi attraverso gare pubbliche.

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