Continua il braccio di ferro tra Enac e Adr

Fiumicino_aeroporto_slider_bisTutto è pronto per la firma del contratto. Ma Palenzona alza il prezzo. Cessione di asset importanti della società

 

ROMA – La storia infinita del contratto di programma tra l’Ente per l’aviazione civile (Enac) e la società di gestione degli aeroporti romani (Adr) non accenna a concludersi. O meglio, tutto sarebbe pronto per percorrere l’ultimo tratto dell’iter amministrativo (consultazione con gli utenti sulla bozza di contratto nell’arco di 60 giorni e decreto finale di approvazione del consiglio dei ministri), senonchè la società aeroportuale continua ad alzare il prezzo della trattativa.

Dopo aver incassato praticamente un aumento di 7 euro delle tariffe aeroportuali (oggi sono pari a 16 euro), di cui 5 a carico di ogni passeggero e 2 delle compagnie aeree, ora l’Ad di AdR, Lorenzo Lo Presti, chiede un aumento di altri 2 euro dato che le tariffe dell’aeroporto di Fiumicino “dovranno essere in linea con quelle richieste dagli aeroporti milanesi”.

Ma c’è ben di più. Adr ha posto il problema pregiudiziale del conguaglio tariffario a partire dal momento della privatizzazione, cioè dal 2000 ad oggi. Uno “scherzetto” da 400 milioni di euro su cui il presidente dell’Enac, Vito Riggio, si è affrettato a specificare, legittimamente, che questa «non è materia dell’Enac ma riguarda il Governo».

Pronta la replica di Fabrizio Palenzona, presidente di Adr: «I mancati adeguamenti tariffari sono un diritto, già riconosciuto dall’Antitrust, maturato dalla privatizzazione a oggi. Non si può danneggiare una società oltre quanto è già accaduto in questi 11 anni. Ora Aeroporti di Roma chiede un confronto con il Governo su base tecnica, prima, e politica, se necessario. Non si possono affrontare impegni per oltre 12 miliardi per rilanciare l’aeroporto senza un chiaro riconoscimento dei diritti e dei doveri».

Quello della subordinazione degli impegni assunti dal concessionario a pretesi (a torto o a ragione) vantaggi finanziari è un film dejà vu che il gruppo Benetton-Gemina riproietta sistematicamente. L’ha già fatto in passato con la società Autostrade, avendola vinta alla fine di un lungo braccio di ferro, e ora ci riprova con Adr  con opere infrastrutturali che erano già indicate nel Piano del 1994 e non sono state completate nei tempi dovuti. Nell’attuale bozza di contratto infatti il termine per la realizzazione delle stesse opere viene fatto slittare al 2016, così che, nel migliore dei casi, si avrebbero ritardi compresi tra i 12 e i 16 anni. Anche per l’unica opera avviata, il Molo 2, che doveva essere pronto un anno fa, i lavori procedono ancora a rilento.

Intanto la società si dedica allo spezzatino delle proprie attività a Fiumicino. L’obiettivo è quello di uno spin off di tre rami d’azienda: le strutture commerciali, i parcheggi e la security,. C’è già un forte interesse da parte di primari operatori internazionali per le attività oggetto dello spin off. I tempi sono stretti, ha detto l’Ad di Gemina, Carlo Bertazzo. La vendita della società per il retail dovrebbe essere conclusa prima dell’estate, mentre quella per i parcheggi nell’ultimo trimestre dell’anno.

Nonostante le faraoniche previsioni di aumento del traffico passeggeri nello scalo romano nel periodo di piano (2012-2021), è interessante analizzare il giudizio che attendibili analisti finanziari, come l’Ubs, danno sul  titolo Gemina a cui viene dato un rating neutral e un target price a 0,65 euro, sottolineando che i maggiori futuri utili derivanti dagli aumenti tariffari per Aeroporti di Roma sono già scontati in parte nel prezzo del titolo, mentre ci sono rischi per quanto riguarda l’esecuzione del piano di investimenti e le prospettive di crescita del gruppo. “Vediamo anche – dicono all’Ubs – venti contrari alla crescita della domanda nel mercato italiano e un’esposizione limitata al traffico nei mercati emergenti

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