Rifiuti a peso d’oro, la fotografia emblematica dell’Italia

Rifiuti_sliderLa gestione dei rifiuti meno funziona e più la si paga. Tariffe e incrementi record in quasi tutte le città

ROMA – “La gestione del ciclo dei rifiuti è emblematica delle tante contraddizioni di cui è vittima il nostro Paese: il servizio non migliora (e in taluni casi addirittura peggiora), mentre i costi sopportati dalle famiglie sono sempre maggiori.

È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, l’analisi a carattere nazionale del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in termini di costo sopportato da una famiglia-tipo di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200€ ed una casa di 100 metri quadri.

Il primo dato emblematico è quello di Napoli, dove i rifiuti si pagano a peso d’oro. Nel capoluogo campano infatti la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ammonta a 508€, registrando un record nazionale, il quadruplo rispetto alla città meno cara d’Italia, Isernia (122€). Tra i 10 capoluoghi di provincia oggetto dell’indagine (ad eccezione di Alessandria) con le tariffe più alte, solo tre non sono al Sud: Roma (378€), Carrara e Venezia (346€).

In generale, la media annua più alta si registra in Campania (378€), la più bassa in Molise (146,5€), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese che trova conferma anche all’interno di una stessa Regione: in Lombardia, per esempio, a Milano (262€) la Tarsu arriva a costare quasi il doppio della Tia pagata a Brescia (134€). Lo stesso dicasi in Sicilia, dove la Tarsu pagata a Siracusa (407€) supera di 165,5€ la Tarsu pagata a Caltanissetta, o in Toscana, dove la Tia pagata a Livorno (304,5€) supera di ben 127,5€ la Tia pagata a Firenze (177€).

Costi_rifiuti_per_regione

Italia che vai dunque rifiuti che trovi. Il Sud ne produce di meno ma gli costano di più: in media, per pagare la bolletta dei rifiuti si spende di più nelle regioni del meridione (€264), dove l’aumento rispetto al 2010 è stato dell’1,5% (+15% rispetto al 2007) rispetto alle regioni centrali (€252), +2% rispetto al 2010 (+14,5% rispetto al 2007) e a quelle del  Nord d’Italia (228€) con un +2,2% rispetto al 2010 (+12% rispetto al 2007).

Di contro, è il Centro che registra la media più elevata in quanto a produzione pro capite di rifiuti: (604 kg), seguito da Nord (530kg) e Sud (493 kg). I virtuosi della raccolta differenziata, invece, sono le regioni del Nord, nettamente avanti (48%, sostanzialmente in linea con quanto stabilisce la legge) rispetto a Centro (25%) e Sud (19%).

In media, in un anno la nostra famiglia-tipo ha sostenuto nel 2011 una spesa di 246 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con un aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Inoltre, dal 2007 al 2011 l’aumento è stato in media del 14%.

Cinque le città che nell’ultimo anno hanno fatto registrare incrementi record, superiori al 20%, rispetto ad un anno fa: Foggia (+30,4%), Venezia (+28,1%), Sassari (+26,8%), Vibo Valentia (+24,4%) e Macerata (+22,7%). In altre sei città, gli incrementi sono superiori al 10%.

In negativo, da segnalare anche il ritardo con il quale i capoluoghi di provincia hanno adottato la Tariffa d’igiene ambientale (Tia), introdotta dal Decreto Ronchi nell’ormai lontano 1997: sono solo il 43%, mentre la maggioranza dei capoluoghi (57%) è rimasta fedele alla Tarsu (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani).

“Da Sud a Nord – dice Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva – gli incrementi si registrano ovunque, a dimostrazione della mancanza di una politica nazionale della gestione dei rifiuti, capace di legare gli elementi di costo ad elementi di qualità del servizio, a tutto vantaggio di chi continua ad operare in assoluta assenza di trasparenza.

La conseguenza di tutto ciò è che in Italia più del 40% dei rifiuti va ancora a finire in discarica, la raccolta differenziata stenta al Centro e al Sud e il coinvolgimento dei cittadini nella valutazione del servizio, previsto dal 2008, è ancora un’utopia”.

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