La vendita dell’Acea infiamma il dibattito politico

Acea_sliderIl sindaco annuncia di vendere il 30% dell’azienda comunale. Legambiente e opposizioni sul piede di guerra

 

ROMA – ”Nel bilancio 2012 abbiamo previsto la vendita del 21% delle nostre quote di Acea. Per il 30% la quota pubblica resterà strategica: vogliamo aprire in parte all’azionariato diffuso e a una pluralità di soggetti”. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, scatenando per l’ennesima volta le ire dell’opposizione e dei movimenti.

Eppure la notizia non è nuova. Di fronte ai vertiginosi buchi di bilancio, l’amministrazione comunale e l’assemblea si erano già espresse per la vendita del più prezioso tra i “gioielli di famiglia”, posseduto al 51%. L’averlo però inserito tra le poste attive del bilancio preventivo 2012 ha fatto capire a tutti che il sindaco non scherzava affatto.

L’intenzione sarebbe quella di attestarsi a quota 30% del capitale Acea per conservare un presidio pubblico di controllo sull’azienda attiva nei settori strategici dell’acqua, dell’elettricità e dello smaltimento dei rifiuti. Ma così non è. Dalla semplice lettura dei dati prevendita (cfr. romacapitale.net del 13 marzo) si vede chiaramente che già oggi i soci privati di riferimento, cioè Caltagirone  e Gas de France Suez, sono a un passo dal 30% (sempre che non l’abbiano già raggiunto nel frattempo con acquisti in Borsa a prezzi stracciati). Un qualsiasi patto di sindacato domani, magari anche con altri soci privati come Giovanni Malagò e Lupo Rattazzi che già hanno l’1,6%, senza più nemmeno lo scudo della golden share, renderebbe assolutamente sterile la quota dell’amministrazione.

“A pochi mesi dai referendum, è incredibilmente grave che Alemanno e la sua giunta abbiano approvato una proposta di bilancio che per fare un po’ di cassa vende l’acqua, la gestione dei trasporti e dei rifiuti e anche della cultura”, afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Si vuole passare sopra la volontà popolare ma non ci riusciranno. Il voto contrario nel Municipio II, che ha portato anche alle dimissioni della Presidente, deve far riflettere e far ritirare questa oscenità. Alemanno mente sapendo di mentire: infatti, come fa a dire che nonostante la vendita del 21% delle quote del Comune di Acea, con il 30% la quota pubblica resterà strategica?”.

Anche l’opposizione negli enti locali alza la voce sul tema e lo fa per bocca di Luigi Nieri, capogruppo di Sel nel Consiglio regionale del Lazio: “Le dichiarazioni di Alemanno sono insensate. L’unica verità è che Acea non sarà più un patrimonio pubblico. Dire che il 30% delle quote restanti nelle mani dell’amministrazione pubblica saranno ‘strategiche’ non significa dunque nulla. Come pure è irrilevante l’idea di un azionariato diffuso. L’unica dato certo è che Acea, con la decisione della maggioranza capitolina di centrodestra, non sarà più a maggioranza pubblica. Una scelta che contraddice l’esito del referendum dello scorso giugno, attraverso il quale la maggioranza degli italiani ha espresso la netta contrarietà alla privatizzazione della gestione del servizio idrico”.

La battaglia dunque per la vendita del 21% dell’Acea in mano al Comune si preannuncia lunga e accidentata, tra gli scogli giuridici e amministrativi degli avversari e le insidie politiche disseminate lungo il percorso da qui alle elezioni comunali del prossimo anno.

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