Un percorso accidentato per Super Inps

sede_Inps_sliderLa fusione con Inpdap ed Enpals attesa al varco dalle norme regolamentari. I debiti accumulati dall’Inpadap


ROMA – Se qualcuno pensava che con il decreto legge Salva Italia del 6 dicembre 2011, poi trasformato in legge il 22 dello stesso mese, le cose nella previdenza italiana si sarebbero avviate in discesa verso una fase di razionalizzazione e trasparenza, peccava decisamente di ottimismo.

Intendiamoci, la soppressione dei due enti, uno per i lavoratori delle amministrazioni pubbliche (Inpdap) e l’altro per quelli dello spettacolo (Enpals), e il trasferimento di tutte le loro funzioni all’Inps c’è stato effettivamente. Ma, come sappiamo, in Italia il passaggio dalla disposizione legislativa alla sua applicazione pratica può comportare difficoltà di tutti i generi e quanto meno tempi biblici per andare a regime.

E in realtà le cose di Super Inps non sembrano procedere speditamente. Nonostante le note esplicative del ministro Fornero e la circolare Inps del 13 gennaio scorso, regna una certa confusione nelle norme applicative e soprattutto tra gli iscritti alle casse previdenziali accorpate.

Sotto il profilo cronologico, il percorso è tracciato: entro sabato scorso dovevano essere approvati i bilanci di chiusura dei due enti soppressi (fino a questo momento non se ne ha notizia, ndr); da allora scattano 60 giorni per l’approvazione delle norme regolamentari. Questo significa che per dare concretamente all’Inps le risorse strumentali, umane e finanziarie degli Enti soppressi dovranno essere adottati i decreti interministeriali del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, del Ministro dell’Economia e delle finanze e del Ministro per la Pubblica Amministrazione.

E già un “concerto” di questa ampiezza dà idea dello scetticismo che circonda l’operatività delle fusione. Ma c’è molto di più, a cominciare dalla omologazione delle situazioni patrimoniali dei tre enti. A preoccupare è soprattutto la situazione debitoria dell’Inpdap pari a 13,2 miliardi di euro che, secondo una previsione del sen. Lannutti, farebbe registrare per il 2012 addirittura una perdita patrimoniale di 24,4 miliardi di euro. Tanto che lo stesso parlamentare chiede ai ministri del lavoro e dell’economia di sapere “quali siano stati i controlli degli organi di vigilanza che hanno permesso una gestione così scellerata dell’Inpdap e se anche l’Enpals, che ha i bilanci in attivo, farà le spese del deficit di bilancio dell’Inpdap in seguito al suo accorpamento nell’Inps”.

Intanto c’è la mobilitazione dei dipendenti dell’Istituto previdenziale delle amministrazioni pubbliche per i 700 esuberi derivanti dalla fusione che agita le organizzazioni sindacali. Ma è sul fronte del patrimonio immobiliare che si segnalano le più forti preoccupazioni. L’Inpdap e l’Enpals infatti sono titolari di quote azionarie di Fimit, primo fondo immobiliare chiuso ad apporto pubblico, divenuto IdeaFimit sgr dopo la fusione con First Atlantic, il cui capitale sociale è oggi controllato per il 61,3% da De Agostini, per il 18,33% da Inpdap, l’11,34%  da Enpals e il 5,97% da Enasarco. Con la soppressione di questi due enti e il trasferimento di IdeaFimit sgr all’Inps, si aprono scenari del tutto imprevedibili, in cui qualcuno già intravede mega operazioni di compravendita o addirittura di quotazioni in Borsa.

Altro motivo di allarme conseguente alla fusione è il grande potere che ha assunto all’interno dell’Inps la società di consulenza Kpmg, “penetrata – secondo Lannutti – all’interno delle attività nevralgiche dell’Istituto, assumendo un ruolo di primo piano non solo nell’informatica ma anche nella formazione, nella vigilanza e negli altri settori strategici. In particolare sembrerebbe che il Coordinamento generale statistico attuariale abbia messo a disposizione di Kpmg non solo i dati statistici, che pure dovrebbero rimanere saldamente in mano pubblica, ma addirittura strumenti e formule per costruire i dati di bilancio con relativa sottrazione di funzioni all’ente per affidarle ai privati”.

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