13:01 | Privateoutlet.com torna online. Revocato il provvedimento dell’Agcm

Venerdí 30 marzo 2012 è stata revocato il provvedimento dell’Agcm, eseguito il 14 marzo 2012, che aveva oscurato il sito privateoutlet.com per presunte irregolarità nella regolazione dei rapporti con un esiguo numero di clienti.

“L’Antitrust ha deciso di modificare le misure cautelari decise a carico della società Private Outlet, rendendo possibile la riapertura del sito, solo a fronte di procedure predisposte dalla società finalizzate a rispondere ai reclami dei consumatori”. Lo sottolinea l’Autorità spiegando che la società, “che si è costituita nel procedimento solo dopo l’oscuramento del sito stesso, ha dato avvio ad una procedura finalizzata a soddisfare tutti i reclami ricevuti nel corso dell’ultimo anno e si occuperà di tutti coloro che non sono riusciti a contattare l’impresa, rendendo effettive nei loro confronti le tutele previste dalle norme del Codice del Consumo”.

Secondo l’Autorità le misure adottate dalla società e quelle in corso di attuazione, pur non facendo venir meno le esigenze cautelari, tuttavia consentono di permettere gli accessi al sito che dovrà peraltro contenere un messaggio di informazione ai consumatori e tutti i riferimenti utili per risolvere i loro problemi. “L’Autorità vigilerà che tutte le misure previste vengano attuate”.

“La decisione del blocco, che ha creato scalpore sui media – sostiene Private Outlet – si è dimostrata infondata in quanto le 28 lamentele causa della procedura erano state da tempo risolte e si sono rivelate una piccolissima percentuale sul totale dei clienti del rinomato sito di e-commerce che conta più di 150mila acquirenti in Italia. Inoltre la notifica dell’oscuramento del sito è stata recapitata a un soggetto non corretto, impedendo alla società di difendersi in maniera adeguata alla situazione e di tutelare la propria immagine di fronte ai propri clienti e fornitori. Il caso, senza precedenti nel nostro paese, ha visto l’attivazione di una norma che normalmente è riservata a siti colpevoli di truffe o gravi violazioni delle leggi internazionali, come nel caso Megaupload”.

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