Guida pratica al rompicapo dell’Imu

palazziTutto quello che c’è da sapere sull’imposta municipale sulla casa. Dalle scadenze ai calcoli alle detrazioni

 

ROMA – L’imposta municipale sulla casa, la già famosa Imu che reintroduce la vecchia Ici sugli immobili, è già in vigore dal 1° gennaio di quest’anno ma pagheremo la prima rata a giugno. Mentre i Comuni stanno studiando gli ulteriori aumenti della “stangata” che sta per arrivare sulla testa degli italiani, il panico già serpeggia tra i proprietari di case.

Le aliquote infatti sono già di per sé pesantissime (0,4% per la prima casa e 0,76% per la seconda), a cui, come detto, vanno aggiunte le maggiorazioni comunali, fino ad un massimo dello 0,2%, ma soprattutto l’adeguamento delle rendite catastali su cui calcolare l’imposta. Il cumulo di questi balzelli fiscali costituirà per le famiglie italiane un aggravio di spesa valutato in migliaia di euro l’anno.

Comunque le procedure di applicazione della nuova Imu presentano ancora molti elementi di incertezza che il decreto attualmente all’esame del Senato ha chiarito solo in parte. Per questo romacapitale.net ritiene utile fornire ai propri lettori, con il supporto di a-realestate, una guida sinottica al pagamento della nuova imposta.

Si comincia con le due scadenze. La prima, fissata inizialmente al 16 giugno, quest’anno slitta al 18 giugno perché cade in un giorno prefestivo). Questo è l’acconto dell’imposta dovuta per l’anno. Il saldo va invece pagato entro il 16 dicembre (che cade di domenica e quindi slitta al 17).

Il soggetto fiscale su cui grava l’imposta è il proprietario dell’immobile, non l’eventuale inquilino.

Le aliquote ordinarie, valide su tutto il territorio nazionale, sono state fissate dalla manovra Monti nella misura dello 0,4 per cento (o 4 per mille) sulla prima casa e dello 0,76% (o 7,6 per mille) sulle altre. Per i fabbricati rurali strumentali all’attività agricola (stalle, cascine, fienili) l’aliquota è del 2 per mille. I Comuni possono comunque aumentare o diminuire l’aliquota dello 0,2% entro il prossimo 30 settembre. Per quest’anno, inoltre, anche lo Stato può decidere ulteriori cambi dell’aliquota entro il 30 luglio, dopo aver valutato il gettito del primo versamento.

Per l’abitazione principale è prevista dalla legge una detrazione fissa di 200 euro, a cui si devono aggiungere 50 euro per ogni figlio a carico di età non superiore a 26 anni.

Il disegno di legge governativo ha anche deciso un aumento dei coefficienti catastali, per adeguare la rendita degli immobili (che va aumentata del 5%) per arrivare al loro effettivo valore catastale. Su questo si applicano le aliquote. Per le abitazioni e le pertinenze (box, cantina, soffitte) il coefficiente è passato dal 100 al 160%.

Facciamo allora un esempio pratico di calcolo dell’Imu sulla prima casa. Va presa innanzitutto la rendita catastale che emerge dalla visura del catasto, aumentata del 5% (in pratica va moltiplicata del 105%). L’importo va ulteriormente moltiplicato per il coefficiente del 160%. Sul valore finale si applica l’aliquota ordinaria dello 0,4%, a prescindere dalle eventuali maggiorazioni del Comune. A quel punto si sottrae la detrazione prima casa (200 euro + 50 per ciascun figlio sotto i 26 anni) e si ha l’importo finale dell’Imu.

Il pagamento dell’imposta così definita va diviso in due: la metà va versata entro il 18 giugno. L’altra metà sarà versata a dicembre, maggiorata delle variazioni eventualmente decise nel frattempo dai Comuni e dallo Stato.

Per gli altri immobili, il calcolo del valore dell’immobile è uguale a quello per la prima casa, cioè: rendita catastale x 105 x 160 = base imponibile. Su questa base l’aliquota da applicare è dello 0,76%. Non ci sono detrazioni. Entro il 16 giugno va versata metà imposta annuale e in sede di saldo va fatto nuovamente il calcolo con le aliquote fissate dal Comune (o dello Stato a luglio) per l’altra metà.

Per i negozi e fabbricati rurali cambiano le modalità di calcolo della base imponibile. Dopo aver adeguato le rendite del 5%, il coefficiente catastale cambia. E’ del 55% per i negozi, del 60% per i fabbricati rurali strumentali (ma anche per i capannoni industriali), del 140% per i laboratori artigiani, dell’80% per gli uffici. L’aliquota da applicare è del 0,76%, tranne che per i fabbricati rurali “strumentali”, che pagano lo 0,2%

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