Crolla la Borsa e lo spread fa faville

Borsa_Milano-_sliderMilano la peggiore piazza finanziaria d’Europa. Sfiora i 400 punti il differenziale dei nostri Btp con i bund tedeschi

 

ROMA – Ore 17, scoppia il panico a Piazza Affari: l’indice Mib sfiora quota 5% al ribasso. Tutti i titoli, trascinati in fondo dai bancari, perdono fette più o meno consistenti del loro valore. Non si salva nessuno, con le sporadiche eccezioni della Rcs, dopo le notizie sul consolidamento del patto di sindacato, o della Juventus che, dopo il successo di sabato e lo scivolone del Milan, riconquista la vetta della classifica e vede aumentare le sue quotazioni per la corsa scudetto a sette giornate dal termine del campionato.

Contestualmente il differenziale tra i nostri titoli di Stato e le obbligazioni pubbliche tedesche non solo non frena la salita della settimana scorsa, ma accelera ed è ormai in vista dei 400 punti. Aumentano di conseguenza le preoccupazioni del Tesoro per le “grasse” aste di Bot e Btp di domani: sui mercati infatti l’Italia tenterà di piazzare 11 miliardi di Bot (superiori quindi agli 8,3 in scadenza) e da 3 a 5 miliardi di Btp a tre e dieci anni.

Effetto Monti dunque già svanito? E presto per dirlo, ma di sicuro la speculazione internazionale ha ripreso a correre e ad accumulare grandi plusvalenze. Questa volta nel mirino c’è soprattutto la Spagna con le riforme del governo Rajoy ritenute dai mercati troppo incerte e deboli. Ma subito dopo, secondo le previsioni degli analisti, veniamo noi e l’Irlanda.

Ora, come è ormai consuetudine dopo ogni “botto” in Borsa, gli esperti si scatenano per cercare macro e micro motivazioni plausibili. Si va quindi dal New York Times che fa notare come le grandi banche spagnole e italiane abbiano fatto ultimamente acquisti bulimici di titoli dei rispettivi Stati (68 miliardi di bonos per Madrid e 54 di Bot e Btp per Roma), ai timori espressi sui debiti sovrani di molti Stati europei, da Lucrezia Reichlin che individua l’origine dei nostri mali strutturali nel dualismo tra Nord e Sud (ma va?) a Luigi Zingales che se la prende con la nostra politica industriale e la scarsa competitività delle nostre imprese.

La verità è che da una settimana a questa parte non è cambiato niente nei fondamentali di Italia e Spagna, nel credit crunch che tutti fino a ieri negavano, nella recessione che morde sempre più ferocemente, nel debito pubblico gigantesco che era tale anche quando lo spread scendeva, nel muso duro prelettorale della Merkel che impedisce qualsiasi argine serio a livello europeo.

E allora piantiamola di cercare motivazioni estemporanee a crolli in Borsa o impennate del rendimento dei nostri titoli, quando la ragione contingente è la speculazione finanziaria che addenta ogni volta dove la preda è più debole e indifesa. Fin tanto che non taglieranno le ali ai raiders dai mezzi illimitati o costruendo difese europee all’altezza, o con una nuova Bretton Woods che riscriva le regole internazionali dell’economia e della finanza, tutto sarà vano e ci troveremo qui ogni mattina a reinventarci le ragioni di una sconfitta.

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