Nemmeno i titoli di Stato possono essere considerati sicuri

FmiLo dice il Fmi nel suo Global Financial Stability Report. I rischi indotti dalla longevità della popolazione mondiale

ROMA – “La continua restrizione del numero di attività finanziarie ritenute sicure, oramai soprattutto limitata ai titoli di stato di maggiore qualità, di cui c’è una crescente domanda, può avere implicazioni negative sulla stabilità del sistema finanziario a livello globale”. E’ questo l’avvertimento che arriva dal capitolo terzo del Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale.

“L’eccesso di domanda per attività finanziarie ritenute sicure può aumentare i picchi di volatilità di breve termine e portare potenzialmente alla creazione di nuove bolle”, spiega il rapporto. Il Fondo stima che le preoccupazioni sui rischi legati al debito sovrano, specialmente in Europa, potrebbero determinare entro il 2016 l’esclusione dalla definizione di investimento sicuro di almeno 8 mila miliardi di titoli di stato.

Il Global Financial Stability Report presentato oggi a Washington segnala in particolare come i rating sul debito sovrano di Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna abbiano avuto una pronunciata correzione al ribasso dopo un periodo in cui, negli anni 90, erano invece saliti’.

Il Fondo monetario inoltre sottolinea che la longevità progressiva della popolazione mondiale pone un serio rischio alla sostenibilità dei bilanci pubblici attraverso l’incremento delle spese pensionistiche. L’appello del Fmi invita ad agire ora con le riforme perché ”il rischio longevità è già alle porte e più viene ritardata un’efficace azione correttiva, più sarà difficile affrontarla”. Se nel 2050 tutti noi vivessimo 3 anni in più rispetto ad ora, la società avrebbe bisogno di risorse aggiuntive pari all’1-2% del Pil. Se inoltre la società “volesse continuare a garantire queste extra risorse per i prossimi 40 anni (vale a dire finanziare completamente queste passività pensionistiche complementari), le economie avanzate avrebbero dovuto mettere da parte il 50% del Pil realizzato nel 2010 e le economie emergenti il 25%, per alcune decine di migliaia di miliardi di dollari”.

Le famiglie italiane risultano le quinte al mondo per ricchezza finanziaria, dietro a Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Canada. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, calcolata su fondi pensioni, contributi pensionistici, assicurazioni e tutte le altre attività finanziarie, risultava nel 2010 pari al 234% del Pil nominale, davanti a Francia, con il 197% e Australia, con il 190% del Pil. Meglio solo Stati Uniti (339%),Giappone (309%), Regno Unito (296%) e Canada (286%).

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