Si chiudono i giochi in Confindustria

Squinzi_slider_bisVia libera al rush finale di giovedì al vertice di viale dell’Astronomia. Complessa la definizione della squadra di governo

 

ROMA – Pace fatta a viale dell’Astronomia? Sembra proprio che tra il neo presidente designato, Giorgio Squinzi, e il competitor sconfitto (di misura), Alberto Bombassei, dopo le divergenze della campagna elettorale e l’incontro a quattr’occhi di fine marzo a Milano, sia intervenuta un’intesa, la cui larghezza si misurerà nelle prossime settimane. “I nostri programmi – ha commentato Squinzi – erano simili e in momenti difficili come questi abbiamo bisogno di tanta concordia e di pace sociale”.

Giovedì prossimo dunque, quando si riunirà la giunta di Confindustria, il presidente in pectore esporrà il proprio programma e comunicherà i nomi di coloro che, con lui, guideranno la Confederazione degli industriali italiani per i prossimi quattro anni. Sul primo punto, anche se l’equipe presidenziale è ancora al lavoro per mettere a punto la stesura finale del documento programmatico, non ci dovrebbero essere sorprese. Semmai qualche correzione di rotta può essere intervenuta nelle ultime settimane nella linea politica di Confindustria. La battaglia sulla riforma governativa del lavoro, l’aspra critica di Emma Marcegaglia dalle colonne del Financial Times, il consenso pressoché unanime della base imprenditoriale sulla linea dura indicata dal presidente uscente, tengono in un certo senso “inchiodato” Squinzi alla continuità della policy, anche se lui stesso aggiunge che “non è il momento giusto per fare guerre di religione. Il problema di oggi è la crescita”.

Sui contenuti non c’erano sostanziali divergenze prima e tante meno ce ne sono dopo che i tre saggi hanno elencato le priorità raccolte dalla base. Battaglia estrema alla stretta creditizia e ai ritardi nei pagamenti della PA, semplificazione burocratica, alleggerimento della pressione fiscale, politiche per i giovani, una nuova politica industriale, infrastrutture materiali e immateriali, sono le issues che sicuramente ispireranno il nuovo corso confindustriale.

Più complessa invece la quadratura della squadra di governo. Dopo l’appeasement con Bombassei, qualche correzione allo schema primordiale di organigramma Squinzi l’ha dovuta apportare. In particolare la vicepresidenza per le relazioni industriali, che in un primo tempo sembrava destinata ad Aurelio Regina, potrebbe essere invece assegnata al “bombasseiano” Stefano Dolcetta, vicentino, amministratore delegato della Fiamm. Con questa sola nomina infatti Squinzi potrebbe prendere più di un “piccione”: accontentare il suo rivale (che ha già incassato la nomina di Vavassori alla presidenza dell’Anfia e quella probabile di Pesenti alla commissione per la riforma dell’associazione), mettere in squadra un rappresentante metalmeccanico, soddisfare gli imprenditori del nordest che in maggioranza avevano votato contro di lui.

Se le cose rimanessero così, al presidente degli industriali di Roma e Lazio, principale artefice del successo elettorale, verrebbe affidata l’altra vicepresidenza strategica dello “Sviluppo e infrastrutture”. Per il resto della squadra, scontate le nomine statutarie dei presidenti dei giovani industriali (Jacopo Morelli), della piccola impresa (Vincenzo Boccia) e del Mezzogiorno (Cristiana Coppola), non dovrebbero esserci problemi per la conferma di Diana Bracco all’innovazione e allo sviluppo tecnologico.

Più problematica l’assegnazione della responsabilità per l’ufficio studi, da sempre considerato un influente opinion maker, pur se privo di grandi leve operative. La candidatura forte dell’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, sta incontrando qualche resistenza. Per le altre vicepresidenze corrono diversi concorrenti, ma dovrebbero spuntarla Gaetano Maccaferri, presidente degli industriali emiliani, e Antonella Mansi, presidente degli imprenditori toscani nonostante la sua giovane età, in forte ascesa nella nomenklatura confindustriale, sostenuta fortemente dai giovani.

Una volta poi insediata a fine maggio la nuova giunta, Squinzi potrà dedicarsi con cura a riempire l’altra casella strategica della struttura, quella del direttore generale, se si avverassero le previsioni di molti osservatori che danno Gianpaolo Galli in probabile uscita. In entrata invece alcuni vedono in pole position Raffaello Vignali, deputato Pdl, ex presidente della Compagnia delle Opere.

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