Quegli scrittori meridionali dimenticati dall’ex ministro Gelmini

Leonardo_scisciaNelle indicazioni didattiche dei licei a suo tempo impartite non compare nessun scrittore del Mezzogiorno

ROMA – Il ministro della pubblica istruzione dell’ultimo governo Berlusconi, Mariastella Gelmini, aveva diligentemente provveduto alla “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei”, secondo quanto prescritto dalla legge. Per questo l’11 marzo del 2010 aveva insediato un’apposita commissione di studio “per coordinare e orientare le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia, del primo ciclo e dei licei”.

Furono chiamati 22 “soloni” scelti tra alcune delle migliori università italiane e il coordinamento fu affidato al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi. Già allora, a sfogliare quell’illustre elenco qualche dubbio poteva sorgere. Su 22 membri non c’era un docente di atenei a sud di Roma. Sei insegnavano a Milano, quattro a Bologna, tre a Firenze, uno a Torino e sette a Roma.

Che per caso quella scelta fu dettata da motivi di campanile? Assolutamente no, si sarebbe dovuto rispondere. Senonchè, a distanza di due anni, un gruppo di parlamentari del Pdl ha fatto notare in un’interrogazione (primo firmatario Ugo Maria Grimaldi) che nelle linee guida impartite dalla Gelmini ai docenti e volte a definire i fondamentali degli insegnamenti, si legge: “Il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)”.

Ora gli interroganti fanno notare che in quelle “raccomandazioni” mancano molti fra i più importanti protagonisti della letteratura e poetica meridionale che costituiscono parte integrante e indiscussa della cultura italiana. A parte Verga e Pirandello infatti, su 17 poeti e scrittori consigliati non c’è un solo nome a sud di Roma.

Omettere, o peggio confinare in realtà regionali, alcuni fra i più importanti poeti e scrittori meridionali del Novecento, come Quasimodo, Gatto, Scotellaro, Sciascia, Sinisgalli, Vittorini, Ginzburg, Silone, non è solo un’imperdonabile “scivolone nordista”, ma un clamoroso falso della storia della letteratura italiana.

Alla luce di questa gaffe, i parlamentari pidiellini chiedono al ministro Profumo di “intervenire per far rivedere le scelte operate in precedenza e restituire così dignità all’insegnamento della letteratura italiana e integrare le indicazioni didattiche suggerite con i nomi degli importanti intellettuali delle regioni del Sud e del Centro Italia”.

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