Niente più tasse sulle borse di studio

MediciLa Camera cancella la norma sul prelievo del 20% sugli assegni e sussidi per studio. Vittoria dei medici specializzandi

ROMA – Con una lettera inviata alle massime cariche dello Stato, il Segretariato Italiano Giovani Medici (Sigm), sollecita il Governo e il Parlamento a modificare quanto previsto dall’emendamento, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera per l’approvazione definitiva, che stabilisce la tassazione delle somme al di sopra degli 11.500 euro corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale perché concorrono a formare il reddito.

“Se non fosse modificato – segnalano i Giovani medici – quelle norme andrebbero a colpire direttamente i giovani che attraverso il loro lavoro, il loro studio e la loro ricerca, quotidianamente contribuiscono alla crescita del nostro Paese. Ne sarebbero, infatti, assoggettati i giovani medici in formazione specialistica, i giovani dottorandi ed assegnisti di ricerca (e più estesamente i giovani ricercatori borsisti di tutti i settori scientifici disciplinari).

Purtroppo, tale situazione – sottolinea la lettera – si somma ad una serie di altre problematiche e criticità che più volte abbiamo cercato di far venire alla luce. Dai tempi lunghissimi per laurea e specializzazione, alle difficoltà di inserimento lavorativo nelle Regioni in piano di rientro, alle tardive possibilità di progressione di carriera, all’incerto futuro previdenziale, all’eccessivo e crescente divario stipendiale tra i neoassunti ed i ruoli apicali, al venir meno del ruolo sociale incarnato dal medico, alla necessità di ricorrere alla medicina difensiva.

“Non vogliamo credere che un Governo – si legge in Quotidianosanita.it – che si presentato dicendo ‘quello che fa bene ai giovani, fa bene al Paese’ voglia far cassa con i soldi delle borse di studio e degli assegni di ricerca, somme che garantiscono il minimo sostentamento per migliaia di giovanissimi ricercatori e medici specializzandi, quasi sempre fuori sede, che con sempre più fatica, in questo periodo di crisi, tentano di costruirsi una esistenza indipendente e dignitosa”.

Sigm e Federspecializzandi lanciano un appello al Governo e a tutti i gruppi parlamentari di intervenire a correggere la disposizione in occasione del passaggio alla Camera dei Deputati.

Intanto, per esprimere “la più totale disapprovazione nei confronti dell’emendamento”, il Segretariato dei giovani medici e la Confederazione dei medici specializzandi proclamano lo stato di agitazione e invitano tutti i giovani colleghi ad asternersi dalle quotidiane attività assistenziali e di ricerca nelle giornate del 16 e 17 aprile e a partecipare alle assemblee pubbliche che verranno indette autonomamente dai comitati locali di ciascun Ateneo nelle medesime giornate. Inoltre, per amplificare la voce unita dei giovani medici italiani, è stata indetta per martedì 17 aprile una manifestazione nazionale che si terrà nella Piazza del Parlamento di Roma dalle ore 11.00 alle ore 13.00.

“La categoria dei giovani medici italiani, già enormemente svantaggiata sotto ogni profilo (formativo, economico, crescita e maturazione professionale, esistenziale) rispetto ai colleghi degli altri Paesi EU, non può sopportare un penalizzazione di questa portata”, spiegano Sigm e Federspecializzandi. “Non a caso – sottolineano – da alcuni anni a questa parte si registra un costante e significativo incremento di giovani medici, formati a spese dello Stato Italiano, che ‘emigrano’ all’Estero senza fare ritorno. La prospettiva, realistica e paradossale – concludono Sigm e Federspecializzandi – è quella dello spopolamento del nostro Servizio sanitario nazionale con, da un lato, le giovani professionalità mediche italiane in fuga verso il Nord Europa e gli Usa e, dall’altro, l’ingresso di giovani medici stranieri a colmare le lacune della nostra sanità frutto di scelte sbagliate e dannose come questa”.

Anche per Assotutela “questi provvedimenti non incentivano di certo i nostri giovani a rimanere in Italia, con il rischio di creare uno spopolamento del nostro SSN”.
Per rete universitaria nazionale “l’emendamento ora in discussione alla Camera è un insulto per chi riceve borse di studio (non uno stipendio!) tra le più basse d’Europa e si trova nel guado tra i doveri degli studenti di dover pagare le tasse universitarie e quelli dei lavoratori dipendenti, avendo tassato la borsa come fosse reddito. Dall’altra parte del guado, non ci sono diritti però, nè quelli dei lavoratori nè quelli degli studenti. Far cassa, pochi spiccioli, su una somma investita dallo stato per incentivare studio e ricerca è la metafora delle contraddizioni del paese, lento nel riconoscere diritti e veloce come un fulmine nel tassare quelli dei più deboli.

Per questo ragioni – conclude la rete degli universitari – chiediamo ai deputati che domani si troveranno a votare queste norme di stralciare l’emendamento, come proposto dai parlamentari del PD. Si può fare un passo in più, riconoscendo agli speciliazzandi lo status di lavoratori a tutti gli effetti.

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