Maxxi appena nato già nell’occhio del ciclone

Maxxi_sliderIl Mibac avvia la procedura per il commissariamento del Museo. I fondi pubblici, all’origine della crisi

 

ROMA – Al Collegio Romano, sede del ministero per i beni e le attività culturali, dicono che l’avvio della procedura per il commissariamento del Maxxi è un atto dovuto in mancanza del bilancio preventivo del 2012. Da via Guido Reni replicano: “Come facciamo a fare un preventivo se il ministero non ci dice quanto ci darà quest’anno?”.

In effetti appare alquanto strano negare i fondi che fino a ieri venivano erogati tramite Arcus (anche se in misura sempre decrescente) e poi commissariare la Fondazione Maxxi per vederci chiaro nei conti e nei criteri di gestione del museo. “I conti sono in ordine – dichiara il presidente Pio Baldi – i bilanci 2010 e 2011 si sono chiusi in pareggio, nonostante l’anno scorso il sostegno pubblico avesse subito un taglio di oltre il 43%, scendendo al di sotto dei 4 milioni di euro, su un budget complessivo di circa 10 milioni”.

Tradotto in soldoni, questo significa che l’anno scorso il Maxxi ha raggiunto una capacità di autofinanziamento di 5,5 milioni di euro che può essere obiettivamente considerato un traguardo di eccellenza nel panorama delle istituzioni culturali, non solo italiane.

A prescindere tuttavia dalla querelle con il Mibac, la crisi economica generale e il clima di incertezza in cui in questo momento versa l’attività del museo di via Guido Reni gettano un’ombra pesante sulle sue prospettive gestionali. Alla scomparsa di Arcus infatti si aggiungono i ritardi della Regione Lazio che sarebbe dovuta già entrare tra i soci della Fondazione, portando in dote 1,7 milioni in tre anni, e che invece ancora non dà notizie di sé.

Di fronte a questa situazione amletica del soggetto pubblico, anche gli sponsor privati cominciano a tentennare. Se alla fine si dovessero perdere, in tutto o in parte, i contributi di Fendi, della Bmw o di Telecom, allora sì che la prospettiva per la Fondazione si farebbe nera assai. A quel punto chiunque fosse alla guida della barca, commissario o consiglio di amministrazione, avrebbe gli stessi guai seri a proseguire l’attività.

Tant’è che qualcuno, come la Uil beni e attività culturali, sostiene che le difficoltà di oggi nascono dal peccato originale del 2010. “La scelta da compiere allora non era quella della Fondazione, bensì quella di costituire una struttura dotata di autonomia tecnica e finanziaria sul modello dei poli museali già esistenti”.

Intanto, mentre si cercano soluzioni per superare l’impasse economico, è già iniziato, secondo un costume nazionale oramai di moda, il totonomine per l’eventuale commissario governativo. Ne è convinta Giulia Rodano (Idv) che ha l’impressione che tutto questo “serva solo a trovare una poltrona a qualcuno”. Quel qualcuno, secondo Matteo Orfini del Pd, potrebbe essere Mario Resca per il quale si starebbe cercando una exit strategy dal ministero. La Uil beni culturali invece è dell’avviso che “il nome più accreditato oggi per fare il commissario è l’attuale Segretario generale del Mibac Antonella Recchia, che ha indubbie qualità e capacità per poter capire e fornire al Ministro Ornaghi il quadro reale della situazione del Maxxi”.

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