Anagrafe edilizia scolastica, ferma al palo da 16 anni

Edilizia_scolasticaAnnunciata del lontano 96, rilanciata dopo 10 anni, nessun risultato è stato mai reso noto dal ministero dell’Istruzione

ROMA – Quello dell’edilizia scolastica è da sempre un tema di estrema importanza. La mappa degli edifici e quindi lo stato di sicurezza ai fini della programmazione di interventi di manutenzione, è una delle priorità del ministero di viale Trastevere.

Proprio ieri il ministro del Miur, Francesco Profumo, durante il suo intervento in commissione al Senato, fra le linee programmatiche del suo dicastero ha affrontato anche quello dell’edilizia scolastica. “Nel mese di gennaio – ha ricordato il ministro – è stato deliberato dal Cipe un finanziamento di 550 milioni per l’edilizia scolastica di cui 450 destinati a migliorare la sicurezza degli edifici esistenti e 100 per la costruzione di nuove scuole.

“Sono inoltre in corso – ha aggiunto – intese con enti come l’Inail, che, da statuto, sono autorizzati ad operare investimenti nell’edilizia universitaria e scolastica, per finanziare ulteriori 900 milioni per la costruzione di nuove scuole”.
Quello però di cui ieri non si è parlato è dell’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica diretta ad accertare la consistenza, la situazione e la funzionalità del patrimonio.

Il progetto partì nel lontano 1996 grazie alla Legge n. 23 dell’11 gennaio secondo cui il ministero dell’Istruzione, allora Ministero della pubblica istruzione, realizzi e curi l’aggiornamento, «nell’ambito del proprio sistema informativo e con la collaborazione degli enti locali interessati, di un’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, diretta ad accertare la consistenza, la situazione e la funzionalità del patrimonio edilizio scolastico».

Obiettivo dell’iniziativa era quello di arrivare ad avere uno strumento che rappresentasse in modo completo ed analitico lo stato dell’edilizia scolastica, sia ai fini della programmazione degli interventi di manutenzione ed ampliamento da parte degli enti locali, sia per la gestione quotidiana da parte di province, comuni e singole unità scolastiche. Gli enti coinvolti nella realizzazione, manutenzione e consultazione dell’anagrafe avrebbero dovuto essere il ministero stesso, le regioni, le province, i comuni e le stesse istituzioni scolastiche.

Il progetto, concretamente rilanciato nel 2006, prevede due componenti: una centrale che garantisce all’amministrazione le conoscenze necessarie all’adempimento della missione istituzionale di indirizzo, pianificazione e controllo; un’altra, distribuita su poli regionali, in grado di sostenere la programmazione e gestione del patrimonio edilizio.

Il 12 novembre 2010 il ministero, con un nota del proprio ufficio stampa, comunicò l’avvenuto aggiornamento dell’anagrafe con l’acquisizione oltre che degli elementi strutturali (strutture portanti, coperture, intonaci, impianto di riscaldamento, impianto idrico, impianto igienico sanitario) anche di quelli non strutturali (controsoffitti, tramezzature, parapetti, data di costruzione e ultima ristrutturazione, stato di conservazione ed eventuale degrado, rischio sismico, presenza di barriere architettoniche, certificazioni antincendio, idoneità statica, presenza di amianto). Nello stesso comunicato stampa si annunciava che dal successivo 15 novembre sarebbe iniziato un nuovo aggiornamento e che dal precedente ottobre 2010 risultava attiva una commissione formata da componenti sia del dicastero che delle varie Regioni incaricata di identificare le modalità più opportune per garantire il costante aggiornamento dei dati anche da parte degli enti locali.

Dopo circa un anno, il 20 settembre 2011 con un ulteriore comunicato stampa il ministero informava che la suddetta banca dati era stata aggiornata con i citati elementi strutturali e non strutturali e che l’anagrafe poteva essere consultata e aggiornata dalle istituzioni competenti e che con il contributo di regioni quali la Toscana e il Piemonte, che avevano già costituito e sperimentato sistemi anagrafici regionali, si stava lavorando ad una nuova struttura dell’anagrafe nazionale che avrebbe consentito una comunicazione ed un aggiornamento più rapido delle informazioni. Tale struttura avrebbe consentito l’aggiornamento costante delle banche dati da parte delle istituzioni competenti (regioni, province e comuni), superando il meno agevole e funzionale inserimento dei dati ad intervalli temporali prefissati. Si annunciava, inoltre, che attraverso il collegamento diretto tra le varie anagrafi sarebbero state acquisite informazioni anche sugli investimenti effettuati dalle singole regioni e sugli interventi realizzati sugli edifici scolastici.

Una serie di annunci continuati anche quest’anno. L’ultimo, in ordine di tempo, risale a un mese fa (23 marzo), quando una circolare a firma del direttore generale della direzione per gli studi, la statistica e i sistemi informativi, inviata a tutte le istituzioni scolastiche, informava che il Ministero, nel corso del 2010, ha aggiornato la banca dati sull’edilizia scolastica per dare un quadro informativo di maggior dettaglio sulla situazione del patrimonio immobiliare e che, a distanza di due anni, occorre disegnare una nuova mappa degli edifici, sia per tener conto dei cambiamenti intervenuti nel frattempo, sia per acquisire informazioni aggiuntive, quali lo stato di sicurezza e le caratteristiche antincendio degli stessi, dati, questi ultimi, che saranno rilevati d’intesa con il ministero dell’Interno.

Nei due anni trascorsi nessun risultato è stato però realizzato dalla citata cooperazione tra ministero dell’Istruzione e autonomie locali e nessuna informazione strutturata, relativa allo stato dell’edilizia scolastica delle singole regioni è stata resa nota al Parlamento, alle regioni, agli enti locali interessati e all’opinione pubblica.

In tutti questi anni, come testimonia la lunga e travagliata realizzazione dell’anagrafe, tale coinvolgimento non si è pienamente realizzato in quanto gli enti locali e le regioni, anziché essere protagonisti dell’iniziativa in veste di titolari di specifiche funzioni in materia di edilizia scolastica nonché principali fruitori di tale strumento informativo, anche in chiave programmatoria, sono stati relegati nel ruolo di subordinati collaboratori nelle raccolte dei dati. Anche l’assenza di idonee risorse finanziarie, specificamente destinate all’anagrafe, ha pesato nel determinare il gravissimo ritardo (quasi 16 anni) registrato nella realizzazione.

Alcuni esponenti del Partito Democratico chiedono quindi al Ministro Profumo se e in che tempi si intenda rendere noti e fruibili sul sito del dicastero i dati relativi all’anagrafe, ma soprattutto come si intenda dare attuazione ad una piena e proficua collaborazione con le regioni e gli enti locali, in linea con quanto annunciato nel 2010, ma in realtà non praticato.

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