Enpam, indagato per truffa il presidente Parodi

parodi_eoloInsieme a lui indagate altre tre persone. Inchiesta relativa agli investimenti: ipotizzate perdite per circa 500 mln di euro

ROMA – Il presidente dell’Enpam, Eolo Parodi, è indagato per truffa aggravata, assieme ad altre tre persone, nell’inchiesta della Procura di Roma relativa agli investimenti svolti dell’ente previdenziale dei medici italiani. Gli inquirenti ipotizzano perdite per circa 500 milioni di euro. Sono tutt’ora in corso perquisizioni.

Oltre a Parodi risultano indagati nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Corrado Fasanelli, anche l’ex consigliere esperto e docente universitario, Maurizio Dallocchio, l’ex direttore generale Leonardo Zongoli e l’ex responsabile degli investimenti finanziari dell’Enpam, Roberto Roseti. Circa 150 uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno svolto oggi, su delega della Procura, 47 perquisizioni nelle province di Roma, Milano, Genova, Firenze, Ferrara e Frosinone.

L’inchiesta sull’Enpam era stata avviata nella primavera scorsa e riguardava perdite per circa 500 milioni di euro legate ad investimenti in prodotti derivati (titoli contenenti ampi margini di rischio). Gli accertamenti sono partiti nello scorso giugno sulla base di un esposto presentato a maggio da componenti attuali, ed ex, del cda di Enpam, nonché dai presidenti degli Ordini dei medici di Catania, Ferrara, Bologna e Latina nel quale si chiedeva di fare luce sulla trasparenza della gestione del patrimonio dell’istituto.

Nei mesi scorsi erano state effettuate delle perquisizione presso la sede dell’ente a Roma e di Mangusta Risk (società di consulenza finanziaria dell’ente) che hanno portato all’accertamento dell’ingresso nel portafoglio immobiliare dell’ente di strumenti finanziari di tipo derivato, ad alto tasso di rischio, per un ammontare complessivo di quasi 3miliardi di euro, pari a circa un terzo dell’intero patrimonio della Fondazione. Gli inquirenti hanno verificato che alcuni di questi titoli hanno perduto gran parte del loro originario valore, anche sino all’80%, con perdite potenziali di circa 500 milioni di euro.

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