Fotovoltaico, l’Italia di Monti fa autogol

Pannelli_fotovoltaici_sliderTagliati gli incentivi e le norme a tutela dell’industria italiana ed europea. Si rischia la concorrenza sleale

 

ROMA – Il decreto sulle energie rinnovabili (il cosiddetto Quinto Conto Energia per quanto riguarda lo specifico del fotovoltaico) illustrato l’11 aprile scorso, oltre a tagliare gli incentivi e a introdurre alcuni meccanismi burocratici, elimina la norma del premio «Made in Europe» per gli impianti fotovoltaici con almeno il 60 per cento di componenti di fabbricazione europea.

Tale regola, inserita dal precedente Governo nel Quarto Conto Energia, ha permesso fino ad ora ai produttori fotovoltaici italiani di limitare lo svantaggio nei confronti dei produttori cinesi i quali, fra l’altro, beneficiano di incentivi all’esportazione che il Governo cinese offre alle proprie aziende (e che vale circa il 15 per cento del valore del prodotto) e che permette loro di vendere sotto costo.

La norma del «Made in Europe» è stata introdotta dal precedente Governo non per scarsa oculatezza o per eccesso di generosità, bensì per difendere la crescita delle industrie italiane attive nel comparto, e per accompagnarne lo sviluppo verso la cosiddetta grid parity (ovvero il punto in cui l’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili avrà lo stesso prezzo dell’energia prodotta con fonti fossili).

La norma, dopo essere stata proposta dal legislatore italiano nel Quarto Conto Energia, è stata successivamente adottata da altri Paesi europei come Francia e Grecia all’interno dei propri sistemi incentivanti del fotovoltaico. Altri Paesi, come gli Stati Uniti, hanno invece adottato dei dazi all’importazione per i moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina. La stessa Cina, oltre a beneficiare dei citati incentivi all’esportazione, ha un meccanismo di incentivi per il fotovoltaico in cui, sostanzialmente, la tariffa incentivante viene erogata solo se almeno l’80 per cento dell’impianto è realizzato con componenti prodotte in Cina. Meccanismi simili si trovano anche in India e in Turchia.

Considerato che in assenza della norma del premio «Made in Europe» in questa edizione del Quinto Conto Energia, i produttori italiani non avranno abbastanza tempo per innovare e svilupparsi allo scopo di raggiungere la grid parity in pochi anni, trovandosi così in uno scenario di unfair competition (concorrenza sleale) a livello globale.

Come altro effetto, di eguale se non maggiore gravità, le imprese italiane non riusciranno a colmare lo svantaggio competitivo generato da questa unfair competition e saranno quindi, con ogni probabilità, costrette a chiudere o a ridimensionare fortemente la propria produzione.

L’immediata conseguenza sarebbe quella di perdere circa 1.500 posti di lavoro che operano direttamente nell’industria produttiva, senza contare che l’intero indotto ne conta all’incirca 20.000, in un momento storico in cui l’Italia non offre molte alternative di reimpiego.

Il senatore del Pdl, Angelo Maria Cicolani chiede quindi al ministro dello Sviluppo economico Passera se non ritenga indispensabile mantenere quei meccanismi premianti a tutela dell’industria italiana, come il «Made in Europe», che hanno permesso fino ad oggi di rendere competitivo il settore italiano, garantendone sviluppo e occupazione.

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