L’ira degli utenti su Poste Italiane e Ibm

Poste_filaI continui disservizi nella rete informatica del gruppo crea enormi disagi alla clientela e costi pesanti all’azienda

 

ROMA – Il grido di allarme si ripete periodicamente, con sempre maggiore frequenza, fino a diventare una specie di mantra: il sistema informatico di Poste Italiane è un colabrodo e penalizza pesantemente i milioni di utenti. Anche questa settimana la denuncia dei sindacati e delle associazioni dei consumatori per l’ennesimo black out si è ripetuta puntualmente e altrettanto puntualmente l’azienda non ha fornito alcuna giustificazione.

“Gli uffici postali – dichiara Mario Petitto, segretario generale di Cisl-Poste – sono pieni di pensionati Inpdap che non riescono a riscuotere la pensione e di cittadini che non possono effettuare alcuna operazione finanziaria agli sportelli. Come sempre in queste occasioni la tensione negli uffici postali è alta ed a farne le spese sono gli incolpevoli lavoratori che non riescono a far fronte alle proteste dei cittadini”.

La denuncia delle altre organizzazioni sindacali è dell’identico tenore. D’altronde è noto a tutti che gli utenti degli uffici postali sono vittime predestinate del cattivo funzionamento della rete informatica, fino dal giugno 2011 quando il debutto del nuovo sistema informatico di Poste determinò il blackout di tutta la rete per diversi giorni provocando enormi disagi ai clienti e un altissimo costo per l’azienda.

E’ proprio in forza di quel precedente che Carlo Pileri, presidente dell’associazione per la difesa dei consumatori Adoc, ha chiesto a Poste Italiane di attivare anche questa volta la procedura di conciliazione bilaterale, come avvenuto nel giugno scorso in occasione del precedente tilt informatico, “che preveda il risarcimento dei danni subiti e il ristoro dei disagi accusati soprattutto dalle categorie più deboli, come i pensionati.”

Sul banco degli imputati, d’altro canto, insieme alle Poste siede l’altro imputato, cioè la multinazionale americana Ibm. La storia infatti comincia nel 2005 quando Sarmi firma il primo contratto da 12 milioni di euro per informatizzare gli uffici postali con il software dell’azienda Usa. Poi i 12 milioni diventano nel tempo 90 a seguito di importanti implementazioni dell’hardware e soprattutto del software. Si arriva così a marzo 2011 allorchè Sarmi, assistito dal capo della rete territoriale Massimo Bragazzi, assegna sempre all’Ibm 150 milioni di euro con l’obiettivo di informatizzare entro giugno altri 10.000 uffici postali. Si dice che la relativa gara abbia visto un solo partecipante, l’Ibm ça va sans dire, che sulla cifra a base d’asta avrebbe applicato uno “strepitoso” ribasso del 4 per cento.

E l’azienda come risponde alle critiche? Alla domanda rivoltagli stamattina dal Corsera, Massimo Sarmi risponde che “proprio a seguito di quei casi l’Ibm ha preparato una riedizione del software che rilascerà a luglio”. E per il passato, finirete in Tribunale? “Le aziende cercano sempre di evitare – replica salomonicamente l’amministratore delegato – si troverà un accordo”.

Ma il caso ormai patologico di Poste-Ibm non poteva non approdare in Parlamento. Infatti il senatore Lannutti ha chiesto al ministro dell’Economia di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere per fare luce sui perenni disservizi di una azienda pubblica, come Poste Italiane, anche al fine di individuare le eventuali responsabilità della continua interruzione di un pubblico servizio e quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di garantire il risarcimento agli utenti vittime di un’architettura di software voluta da Poste Italiane e realizzata dall’Ibm che da tempo procura grandi fastidi a milioni di cittadini.

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