Scende in campo la squadra di Confindustria

Squinzi_slider_bisApprovata la nuova giunta. Ad Aurelio Regina la vice presidenza per lo sviluppo economico


ROMA – Squadra fatta capo ha. I nomi degli industriali che accompagneranno il presidente designato, Giorgio Squinzi, nella gestione di Confindustria per i prossimi quattro anni sono stati approvati stamattina dalla giunta con 102 voti a favore (su 150 presenti), 22 astenuti e 21 contrari. Con la stessa ampia maggioranza è stato approvato il programma del nuovo presidente in pectore.

Adesso a viale dell’Astronomia si festeggia soprattutto la ritrovata unità di intenti degli imprenditori italiani, dopo la divaricazione registrata al momento della scelta del successore della Marcegaglia (93 voti a favore di Squinzi contro gli 82 di Bombassei) e soprattutto dopo i timori della vigilia che davano il gruppo del patron della Brembo arroccato su posizioni di fronda.

Ma lo stesso Bombassei aveva provveduto a dissipare ogni dubbio chiarendo che “in Confindustria non esistono due correnti diverse, nessuna spaccatura, ma un gruppo di pensiero che voleva dare il suo contributo e lo ha fatto”. D’altronde la stessa ex presidente Emma Marcegaglia ha fatto notare che “si è trattato di un bel dibattito. Tutti hanno fatto appello all’unità, quindi, mi sembra che il percorso continui in modo molto più forte e solido e di questo sono molto soddisfatta”.

Quindi tutto si è ricomposto e la nuova squadra che si appresta a scendere in campo riflette una reale coesione del gruppo. L’elenco dei vicepresidenti lo conferma:  allo Sviluppo Economico va Aurelio Regina, al Centro Studi Fulvio Conti, alle Relazioni Industriali Stefano Dolcetta, all’Education Ivanhoe Lo Bello, alla Ricerca e Innovazione Diana Bracco, alle Politiche regionali e Semplificazione, Gaetano Maccaferri, all’Organizzazione Antonella Mansi, alle Reti d’Impresa Aldo Bonomi e al Mezzogiorno Alessando Laterza. Completano la squadra i vicepresidenti di diritto, Vincenzo Boccia per la Piccola industria al quale viene anche affidata la delega per il credito e la finanza per le pmi e Jacopo Morelli per i giovani imprenditori.

Squinzi ha poi istituito dei comitati tecnici: del fisco in particolare si occuperà Andrea Bolla, dell’internazionalizzazione Paolo Zegna, della sicurezza Salomone Gattegno, dell’ambiente Edoardo Garrone e della tutela del made in Italy e della lotta alla contraffazione, Lisa Ferrarini. Il presidente designato intende inoltre avvalersi di alcuni delegati tra cui Giuseppe Recchi per gli investitori esteri e Antonello Montante per la legalità.

La soddisfazione per il risultato raggiunto è unanime tra i protagonisti del ricambio. ”Ritengo importante il programma che punta ad una internazionalizzazione importante”, commenta il patron della Geox Mario Moretti Polegato. L’amministratore delegato dell’Eni si lascia andare ad espressioni calcistiche: “Viva la Confindustria”. Più freddo ma non meno soddisfatto il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che fa tanti auguri al nuovo presidente e “spera che questa unità sia forte ed emerga sempre di più”.

Nelle dichiarazioni rilasciate a caldo dopo il voto della giunta, Giorgio Squinzi ha detto che “sull’Italia si sono accumulati una serie di fattori negativi che non hanno contribuito a farci andare nella direzione giusta. Ma abbiamo un grande potenziale, siamo un grande Paese manifatturiero, la nostra industria manifatturiera insieme alla Germania è l’unica vera in Europa. Abbiamo la possibilità di riprendere un percorso di crescita utilizzando la nostra forza”. In merito ai suicidi di alcuni imprenditori, Squinzi ammette di essere ”molto triste, per questo dobbiamo impegnarci a tutta velocità per cambiare il clima economico”.

Sulla linea programmatica esposta ai membri della giunta, il presidente designato ha tenuto a precisare che ”fin dal primo momento mi sono dichiarato in continuità con Emma Marcegaglia – una donna coraggiosa e appassionata che ha affrontato sfide e difficoltà con competenza, carattere e capacità di visione, ma anche con pragmatismo e flessibilità – ma condivisione non vuol dire fare esattamente le stesse cose perché i tempi cambiano”.

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