Il ministro delle Politiche agricole più veloce del Parlamento

Catania_sliderSi invoca l’intervento del governo per contenere il fenomeno delle partecipazioni del Mipaf. Ma il ministro ci aveva già pensato

ROMA – Succede anche questo nel nostro imprevedibile Paese. Che un gruppo di deputati del Pdl (primo firmatario Gianni Mancuso) chieda al ministro delle politiche agricole di “assumere iniziative per accorpare gli enti che fanno capo al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che si occupano delle medesime tematiche”. E che il ministro in carica abbia appena mandato al Consiglio dei ministri per l’approvazione proprio uno schema di disegno di legge che prevede, insieme ad altre norme, il “riordino, trasformazione o soppressione degli enti e delle società sottoposti alla vigilanza del Ministero”.

L’iniziativa parlamentare partiva dalla pletora di enti e di società controllate dal Mipaf che si occupano molto spesso delle stesse materie. L’elenco infatti comprende organismi impegnati a vario titolo nella ricerca in agricoltura, come il Cra (Consiglio per la ricerca in agricoltura), con 1.800 dipendenti e 47 centri sparsi per l’Italia, l’Inea (Istituto nazionale di economia agraria) 300 dipendenti e 20 filiali regionali, l’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) con 160 dipendenti. Poi ci sono gli enti economici come l’Ismea (153 dipendenti), che finanzia l’acquisto dei terreni da parte degli agricoltori, l’Isa (40 dipendenti) che si occupa di finanziamenti alle imprese, e l’Agea che distribuisce fondi comunitari per quasi 7 miliardi l’anno. E ancora ci sono la società informatica Sin, l’Agecontrol posseduta dall’Agea, cioè dalla società che dovrebbe controllare, e infine la mitica Assi (ex Unire), commissariata a seguito della perdita di bilancio di 110 milioni.

Nessuno conosce questi dati meglio dell’attuale ministro, Mario Catania, ex direttore generale dello stesso Ministero. Perciò, appena assunto il comando delle operazioni agricole, si è messo all’opera per ovviare a questa fonte di sprechi e di ridotte capacità produttive. Tant’è che nel disegno di legge appena varato ha messo nero su bianco l’impegno a raggiungere “gli obiettivi di stabilità e crescita, di riduzione della spesa di funzionamento, di incremento dell’efficienza e di miglioramento della qualità dei servizi”.

Per raggiungere obiettivi così ambiziosi il ministro si propone di “riordinare, trasformare o sopprimere entro il prossimo 31 ottobre gli enti e le società sottoposte alla sua vigilanza”. I criteri che guideranno quest’opera di disboscamento saranno innanzitutto le fusioni degli enti e delle società che svolgono attività analoghe o complementari, nonché la trasformazione degli stessi organismi in soggetti di diritto privato. Sarà ridotto inoltre il numero dei componenti dei consigli di amministrazione e degli uffici dirigenziali. Saranno infine trasferite al Ministero delle politiche agricole le competenze degli enti eventualmente soppressi e saranno abrogate le disposizioni che prescrivono il finanziamento degli stessi enti a carico del bilancio dello Stato.

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