Grilli, non ci sarà crescita neanche nel 2013

Grilli_vittorio_sliderIl debito pubblico è il nostro ‘tallone d’Achille’ e le imprese italiane sono troppo piccole. Esclusi altri interventi fiscali

 

ROMA – Niente paura, l’aumento dello spread non è legato ad una mancanza di fiducia nei confronti dell’Italia. Lo ha detto il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, nel corso di un’audizione alla Camera dei deputati sul Def. ”I mercati sono volatili ma non perché non si fidano di noi”. Alcuni deputati della Commissione si sono guardati in faccia e si sono chiesti: “Ma non c’avevate detto fino a ieri che lo spread era proprio il principale indice della sfiducia dei mercati nei confronti del nostro Paese? E se così invece non è, qual è la causa della nuova impennata del differenziale con i bund tedeschi sopra i 400 punti?”.

La risposta della stesso Grilli non ha granché di originale: “Il debito pubblico è il nostro ‘tallone d’Achille’ e il peggioramento congiunturale fa sì che tra il 2011 ed il 2012 ci sia un ulteriore aumento. Ma già dal 2013 è prevista una riduzione che raggiungerà nel 2015 il 110% del pil dal 120% di quest’anno”.

Nel 2011 è stata condotta una ”profonda ristrutturazione” dei conti pubblici con tre manovre che hanno portato ad una correzione di 5 punti di pil e che porteranno ad un avanzo primario del 5,5% nel 2014, di cui 3,4 con i due interventi di luglio e settembre scorsi, a cui si e’ aggiunto il ‘Salva Italia’ con un aggiuntivo 1,4% del pil”. Inoltre, ha proseguito Grilli, si concretizza ”un importante aumento dell’avanzo primario che già da quest’anno raggiungerà 3 punti, per crescere al 2014 ad oltre il 5,5% del pil, consentendoci di raggiungere al 2013 gli obiettivi non solo del bilancio in pareggio ma anche quelli di medio termine”.

Passando al vero problema dello sviluppo, il sottosegretario/ministro dell’Economia ha solo snocciolato una serie interminabile di cifre “Nel 2013 avevamo previsto una ripresa dell’economia in positivo, con una crescita dello 0,5%, debole ma positiva, che avrebbe dovuto rafforzarsi nel 2014 e 2015 con 1,0% e 1,2%”.  L’aggravamento della situazione ha avuto un impatto di circa 0,5 punti di pil sul deficit per cui – aggiunge Grilli – abbiamo rivisto le stime nominali sul deficit a 1,7% nel 2012 e a 0,5% nel 2013, anziché il pareggio”. L’impegno del governo però – ci tranquillizza Grilli – è quello di riportare in termini strutturali e in modo permanente il deficit italiano a zero.

E sempre in tema di “rivelazioni” ha spiegato ai deputati basiti che le imprese italiane sono ”piccole e poco patrimonializzate” e questo frena la crescita. ”Secondo noi – ha detto – in generale sia le piccole che le medie che le grandi imprese hanno avuto una strategia molto più basata sull’indebitamento che sulla raccolta di capitali”.

Rispondendo poi ad una domanda nel corso dell’audizione, Grilli ha detto che ”il governo non ha in programma patrimoniali o altri interventi di tipo fiscale” e che c’è in Italia ”grande disparità sui patrimoni immobiliari, ma mi pare ci sia già stato un forte intervento del governo proprio su questi patrimoni”. Bontà sua!

Sulle dismissioni del patrimonio pubblico ”speriamo di portare presto dei risultati. In un Paese con il livello del debito come il nostro – ha detto – non si può pensare di non intervenire sulla dismissione del patrimonio”. Nel corso dell’audizione, Grilli, ha però sottolineato che quando si parla di ”dismissione ed efficientamento del patrimonio, dobbiamo avere in mente che c’è uno Stato centrale e ci sono tutte le amministrazioni in senso lato. Ci vuole il coinvolgimento di tutti, altrimenti questi obiettivi di riduzione debito con le dismissioni non si possono ottenere”.

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