La multinazionale Enel spicca il volo

Conti_Fulvio_sliderIl progetto ‘One Company’ getta le basi della trasformazione del gruppo in un’impresa transnazionale

 

ROMA – I conti del passato esercizio – è cosa nota – non sono stati particolarmente brillanti per l’Enel. Il risultato netto del gruppo è peggiorato del 5,5% (4,1 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente, l’utile è diminuito del 7% con conseguente uguale riduzione percentuale del dividendo da 0,28 euro per azione a 0,26 e, cosa ancor più preoccupante, la spina nel fianco dell’indebitamento è rimasto pressoché immutato.

La modesta performance del gruppo nello scorso anno non ha tuttavia inciso sul premio di rendimento che i vertici si sono dati, a cominciare dall’amministratore delegato Fulvio Conti che si è portato a casa 4,37 milioni, con un aumento del 40 per cento circa rispetto al 2010. Anche il top management aziendale non si può lamentare dato che in 17 si sono divisi quasi 20 milioni di euro, con un più 50% nel giro di un anno.

I dati di bilancio tuttavia consentono una lettura più trasparente delle vere strategie del gruppo guidato da Fulvio Conti. Aiutano cioè a capire cosa c’è dietro la “rivoluzione” dell’organizzazione compiuta all’inizio di quest’anno sotto il titolo di “One Company”, di cui anche romacapitale.net si è occupata diffusamente (cfr. articolo del 10 febbraio scorso).

La presentazione del progetto infatti aveva deliberatamente mantenuto un profilo basso di semplice adeguamento organizzativo al mutato quadro geoeconomico e alla presenza sempre più diffusa di Enel/Endesa sul teatro internazionale. Ci si limitava cioè a prendere atto che “il ciclo economico non sembra presentare, al momento, segnali di ripresa, con previste contrazioni del Pil in Spagna e in Italia. Invece nei paesi emergenti dell’Europa dell’est, in Slovacchia, in Russia e nei paesi dell’America Latina si evidenziano trend positivi di crescita e di consolidamento dell’economia”. Di conseguenza “il Gruppo proseguirà il percorso di crescita intrapreso nei citati paesi emergenti”, con qualche aggiustamento della struttura operativa.

Tutto giusto naturalmente, ma vero solo in parte. Le osservazioni infatti di alcuni attendibili analisti, raccolte da romacapitale.net, convengono sul fatto che le ambizioni del progetto di Conti&Co vadano in effetti molto al di là degli obiettivi dichiarati. Con “One Company” cioè si sarebbero gettate le basi della trasformazione di Enel in una multinazionale dell’energia operante a livello globale nei settori della produzione e della distribuzione elettrica, nell’approvvigionamento diretto dei combustibili, nella diversificazione delle fonti, nella ricerca nucleare, nelle nuove tecnologie rinnovabili e ambientali.

Non quindi il banale disegno di un nuovo organigramma, con qualche casella in più o in meno, ma un cambio radicale di strategia, di policy e di cultura manageriale. In altri termini, nei sogni dell’attuale gruppo dirigente ci sarebbe un’azienda transnazionale presente in diverse nazioni e continenti, che può anche avere il core business in Italia ma senza che vi siano per questo precise identità o vincoli nazionali.

La possibilità di aggirare i lacci e i laccioli della burocrazia e della legislazione italiana, di allocare i nuovi investimenti in base alle sole convenienze economiche, di ridurre l’accountability nei confronti delle regolamentazioni nazionali, di disporre di un forte potere nella contrattazione con le autorità fiscali e di regolamentazione nazionali, di trasferire i profitti delle gestioni secondo criteri non sindacabili, in buona sostanza tutte le caratteristiche peculiari di un gruppo multinazionale fanno sognare gli strateghi di “One Company”.

E lo Stato italiano che oggi possiede il 31% di Enel? Sarebbe trattato alla stessa stregua di qualsiasi altro azionista, anche se di riguardo, sempre che nel frattempo l’attuale governo non abbia ridimensionato la sua partecipazione, data in pasto ad un qualche fondo d’investimento, come molti sintomi lasciano già intravedere.

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