Viminale, dopo i tagli ‘lineari’ la scure della spending review

Cancellieri_sliderDifficile il taglio del 10% dei dipendenti e la riorganizzazione dei presidi di polizia e carabinieri

ROMA – Una ‘riforma epocale’ che dal dopoguerra ad oggi non è mai riuscita a nessun ministro dell’Interno. E cioè: riduzione del 20% del numero di prefetture (nel corso dei decenni sono sempre aumentate), taglio del 10% dei dipendenti civili nell’amministrazione del Viminale e, non ultimo, riorganizzazione della presenza di polizia e carabinieri sul territorio per contenere i capitoli di spesa e realizzare economie di scale. Questo, mantenendo (non è chiaro però come) gli attuali organici.

Sono alcune delle idee annunciate dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri per il suo ministero sottoposto, insieme ad altri dicasteri, alla ‘spending review’ del governo Monti. Si sa ancora poco, al di là di quanto anticipato, sul piano cui stanno lavorando i tecnici del Viminale. Tuttavia alcune riflessioni sono possibili.

Le prefetture attualmente sono infatti 106. Se fosse applicato un ‘taglio’ del 20% alle prefetture, da realizzare anche con una serie di accorpamenti, come ipotizzato dal ministro Cancellieri, potrebbero essere soppresse – a regime e facendo un semplice calcolo – circa una ventina di sedi prefettizie in tutta Italia. Tre sono state istituite appena due anni fa su proposta dell’ex ministro dell’Interno leghista, Roberto Maroni. E sono le prefetture delle province di recente istituzione: Fermo, Monza-Brianza e Barletta-Andria-Trani.

La prima ‘vittima’ del piano potrebbe essere proprio una delle prefetture più giovani e piccole d’Italia. Per citarne una, quella di Fermo che opera in una provincia di circa 179mila abitanti e che, quindi, avrebbe tutte i ‘ requisiti’ per essere accorpata ad appena due anni dalla nascita (la Provincia è stata invece istituita nel 2004).

Molto complicato appare un taglio del 10 per cento dei dipendenti civili dell’amministrazione dell’Interno (secondo stime sarebbero oltre 23mila) che comporterebbe una ‘uscita’ con ‘scivoli’ verso la pensione di oltre duemila dipendenti dell’amministrazione che, tra centro e periferia, fanno capo al Viminale. E’ una strada percorribile? Il quesito non ha al momento risposte certe al di là della comprensibile cautela, per non dire scetticismo, delle fonti sindacali interpellate da TMnews. Aleggia lo spettro dei ‘tagli lineari’ di Tremontiana memoria. Tutti, comunque, aspettano di vedere il piano annunciato dalla Cancellieri e che dovrebbe essere presentato già nel prossimo consiglio dei ministri.

La riorganizzazione dei presidi di polizia e carabinieri è l’altro aspetto sul tavolo di non semplice soluzione. Il titolare del Viminale ha parlato di una riorganizzazione necessaria ma che non avrà effetti sugli attuali organici. I sindacati fanno osservare che sul comparto si sono abbattuti nell’ultimo quadriennio tagli per circa 3 miliardi di euro. “Nuovi tagli non sono ammissibili”.

La polizia di Stato, con circa 106mila uomini in organico, “è sottodimensionata di circa 15mila unità”. Non se la passano meglio i cugini dell’ arma dei carabinieri. Lo scorso 23 febbraio, il comandante generale Leonardo Gallitelli parlando in presenza del ministro cancellieri ha giocato d’ anticipo facendo notare che la Benemerita sta da tempo lavorando sulle economie di scala per “far fronte a una carenza organica che è ormai stabilizzata intorno alle 7 mila unità”.

La partita ‘riorganizzazione’ è solo all’inizio e si giocherà sulla complicatissima rimodulazione della presenza territoriale delle forze dell’ordine in capo al Viminale. Privilegiare la presenza dei presidi di Ps nei grandi centri urbani e dei carabinieri nelle province? Anche qui, è probabile che il Viminale stia ragionando su un taglio delle questure nei comuni più piccoli e sul numero dei comandi provinciali dell’Arma.

Sul fronte dalla riduzione drastica dei costi sembrano per ora rimanere fuori, almeno nei discorsi ufficiali, le duplicazioni e le sovrapposizioni (queste sì costosissime) tra i diversi corpi che operano nel comparto sicurezza. Un esempio facile riguarda l’opportunità che i corpi dello Stato (polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, guardia Costiera) continuino a mantenere proprie flotte di mezzi aeronavali (aerei, elicotteri, motovedette) per competenze che ormai appaiono sempre più assimilabili mentre è praticamente impossibile realizzare sinergie sui costi. E sulla tenuta dei livelli di efficienza della sicurezza si concentrano le preoccupazioni dei sindacati di polizia che vedono molto difficile una riorganizzazione senza una prospettiva di adeguati investimenti. La domanda, vista dalle diverse angolazioni, è: cosa partorità la montagna? Una riforma o un topolino?

“La ministra Severino parla di risparmi e tagli al sistema giudiziario, ma sembra non essere interessata alla qualità del servizio e alla sua modernizzazione”: con queste parole Salvatore Chiaramonte, della segreteria nazionale dell’Fp-Cgil, commenta l’intervista a La Repubblica della guardasigilli.

Secondo il sindacalista “è davvero paradossale che, con un sistema giudiziario al collasso come il nostro, la ministra Severino non abbia nulla da dire sulla necessità di migliorare i tempi dei processi e di modernizzare la macchina amministrativa, che non abbia mai risposto alle richieste di ascolto del personale e alle proposte del sindacato, mentre procede come un treno sui binari della ‘ riforma della geografia giudiziaria’, varata dal ministro Palma ed elaborata in base a dati obsoleti, quelli Istat 2001. Una riforma che non porterà miglioramenti, sancendo un ritiro progressivo dello Stato dal territorio”.

“La ministra mortifica se stessa – continua il sindacalista della Funzione pubblica Cgil – visto che all’inaugurazione dell’anno giudiziario aveva dichiarato che la giustizia italiana è in uno stato drammatico. Evidentemente non riesce a produrre altro che estemporanee proposte come i Tribunali delle imprese e della famiglia che, privi delle risorse necessarie e di un progetto di riorganizzazione, rimangono solo intenzioni, peraltro discutibili”.

“Quanto a questa forma di revisione fai da te, con i singoli ministri impegnati a vantare risparmi nei singoli enti, rinnoviamo il nostro appello al ministro Patroni Griffi – dice ancora Chiaramonte – affinché si riesca ad operare una riforma complessiva che tenga conto della complessità della pubblica amministrazione. E’ impensabile che questa grande operazione di revisione, la tanto citata spending review, avvenga casualmente e con arbitrarietà – conclude – senza un coordinamento e un progetto complessivo”.

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