15:43 | Casi tbc al ‘Gemelli’, procura chiede superperizia

Una perizia è stata chiesta dalla Procura della Repubblica di Roma al giudice dell’indagine preliminare nell’ambito dell’inchiesta sui casi di Tbc tra il marzo e il luglio dello scorso anno hanno riguardato un’infermiera, 188 neonati e 56 tra paramedici e medici del policlinico ‘Agostino Gemelli’. L’indagine richiesta dalla Procura e da farsi tramite incidente probatorio, dovrà dire se la positività alla Tbc debba essere considerata una malattia.

L’indagine tecnica è stata sollecitata dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani e dal pubblico ministero Alberto Pioletti che hanno praticamente concluso l’indagine ma ritengono necessaria, considerato il vuoto legislativo, la superperizia per stabilire se nei riguardi di 8 persone otto persone, tra medici e amministrativi in servizio all’ospedale, e il medico di base che visitò un’ infermiera del reparto di Neonatologia colpita da Tbc, oltre all’ipotesi di reato di lesioni colpose debba essere confermata anche l’ipotesi di epidemia colposa.

Secondo il pm la positività alla Tbc deve essere considerata malattia mentre i consulenti della Procura e degli indagati la pensano in maniera diametralmente opposta.

I consulenti nominati dalla Procura si sarebbero espressi per l’insussistenza dei reati ma chi indaga continua a porsi una domanda: “E’ possibile non considerare malati quei soggetti che, risultati positivi alla Tbc e costretti a seguire una terapia, hanno subito pesanti effetti collaterali (diarrea, vomito o anche semplice stress) che spesso possono essere posticipati nel tempo?”.

La richiesta di perizia è inoltre anche un modo per guadagnare ulteriore tempo e osservare l’evoluzione della positività di bimbi e adulti che sono venuti in contatto con l’infermiera, fatta eccezione per una neonata del luglio 2011, di cui è stata certificata proprio la malattia. In sostanza, l’incidente probatorio servirà quindi a sciogliere il nodo sulla possibilità di continuare a contestare il reato di epidemia colposa e a colmare la lacuna giurisprudenziale.

La vicenda giudiziaria è stata avviata nell’agosto dello scorso anno quando fu accertato che un’infermiera del reparto di neonatologia era infetta. Dalle successive analisi anche in altri reparti del policlinico confermano l’esistenza dei casi di infezione. Dopo i primi accertamenti il magistrato iscrisse nel registro degli indagati i nomi di 8 persone tra le quali anche il medico di base dell’ infermiera risultata infetta.

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