Finmeccanica, pratica Orsi già archiviata?

Orsi_slider_bisLe accuse di Borgogni fanno tremare il palazzo. Orsi, tirato in ballo, smentisce. I nomi dei possibili successori

 

ROMA – L’indagine aperta dalla Procura di Napoli nei suoi confronti per tangenti pagate alla Lega quando era alla guida di Agusta Westland certamente non gli ha giovato. Ma per il momento Giuseppe Orsi nega tutto, ribatte punto su punto alle accuse e comunque non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Ma il tiro mediatico-giudiziario al piccione-Orsi è già cominciato. Prima ancora di conoscere i riscontri alle dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, la “gola profonda” col dente avvelenato per essere stato messo alla porta, l’Italia si è già divisa tra garantisti, che in attesa degli esiti istruttori della magistratura non anticipano nessuna condanna, e giustizialisti a cui basta un avviso di garanzia per emettere sentenze definitive.

Non avendo nessuna particolare simpatia o riguardo per l’attuale amministratore delegato di Finmeccanica, è però da condividere appieno il giudizio del ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, secondo cui “Finmeccanica è un’azienda di grandissimo importanza che sta attraversando un periodo complicato di ristrutturazione e di rilancio. Un avviso di garanzia non è una buona giustificazione per destabilizzare un’azienda”.

E c’è chi invece, come Massimo Mucchetti dalle colonne del Corriere della Sera, sostiene che “la questione per il governo azionista non è se Orsi abbia o meno ragione (!). L’azionista dica se ha fiducia in Orsi. Se sì, lo sostenga apertamente. Se no, lo induca a compiere un passo indietro. Ma forse lo stesso Orsi dovrebbe riflettere…se non sia arrivata l’ora di un gesto unilaterale di responsabilità”.

Ci risiamo con le scorciatoie giudiziarie che tanti danni hanno creato al Paese. Qualcuno invece, molto più seriamente, traccia un primo bilancio di questi mesi del post Guarguaglini e il voto per Orsi non raggiunge la sufficienza. Apprezzata la pulizia delle varie poste supervalutate con la conseguente voragine dei 2,3 miliardi di perdite, si attendeva la ripartenza di un piano industriale capace di rimettere in moto l’azienda.

E invece niente. A parte qualche nuova commessa e qualche sconfitta, frutto comunque del lavoro già fatto dalla vecchia gestione, si è scelto di navigare a vista senza una strategia industriale e obiettivi chiari per i diversi rami d’azienda. Si è badato solo a turare le falle più pericolose col risultato di avviare l’asta per la vendita dei gioielli della casa, Ansaldo Breda, Ansaldo STS e Ansaldo Energia, con il titolo Finmeccanica in continua picchiata.

Se dunque il giudizio del maggiore azionista di Finmeccanica sulla gestione manageriale di Giuseppe Orsi non fosse positiva, allora sì sarebbe legittimo, anzi doveroso avviare le procedure per la sua sostituzione. E in attesa che ciò avvenga (o non avvenga) ufficialmente, gli “sherpa” del gossip hanno ricominciato a lavorare sulla rosa dei possibili eredi. Ecco spuntare allora il nome del presunto candidato naturale, quell’Alessandro Pansa, zavorrato però, al pari di Giorgio Zappa, dalla corresponsabilità oggettiva della gestione Guarguaglini-Grossi (anche orfano, pare, della sponsorizzazione del ministro Passera).

No, se si deve cambiare ci vuole un nome nuovo, non compromesso con il passato regime e suscettibile di ricompattare il gruppo e soprattutto riposizionarlo sui mercati internazionali. Enrico Bondi, un altro dei nomi in circolazione in questi giorni, non avrebbe decisamente queste caratteristiche. Meglio allora Franco Bernabè, se davvero si decidesse a lasciare Telecom e non si lasciasse sedurre da sirene internazionali.

Comunque, quando verrà il momento, escluso che sulla poltrona di piazza Monte Grappa possa andare a sedersi un accademico bocconiano, non sarà Mario Monti a condurre il gioco. La scelta probabilmente sarà lasciata a Corrado Passera, noto conoscitore del contesto economico nazionale e depositario di molti dei rapporti e dei segreti del mondo imprenditoriale.

Potrebbero interessarti anche