La corruzione al centro del dibattito politico

emmanuele_emanueleUna piaga che penalizza fortemente il Paese. I dati di Transparency International e dell’Economic Index Forum

 

ROMA – “La lotta alla corruzione è innanzitutto una questione culturale, che deve essere fatta propria da ogni singolo cittadino, analogamente a quanto dovrebbe accadere per il rispetto della legge più in generale”. Con queste parole il presidente , ha aperto i lavori del convegno “Per la crescita dell’economia. Il disegno di Legge anticorruzione”, organizzato dalla stessa Fondazione, in collaborazione con la Corte dei Conti, la Commissione Europea e la rivista di “Diritto Comunitario e degli Scambi Internazionali”.

Dopo il World Social Summit, dedicato alla paure globali (2008), la Conferenza Internazionale “Mediterraneo: Porta d’Oriente” (2010), il ciclo di incontri sulla Big Society (2010-2011) e il convegno “Può l’Italia uscire dall’euro?” (2011), questa volta la Fondazione ha affrontato la questione della lotta alla corruzione, in una prospettiva tanto etica quanto economica, anche attraverso l’esame del disegno di legge in materia oggi al centro della discussione politica. In tempi di crisi dei bilanci pubblici e di pesanti sacrifici imposti ai cittadini, la battaglia contro la corruzione e gli sprechi diventa la condizione imprescindibile per il rilancio dell’economia.

Alla presenza del ministro per la Funzione Pubblica e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, del presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, Sergio Santoro e del presidente di Confindustria Sicilia, Ivanhoe Lo Bello, sono stati ricordati i dati assai poco lusinghieri della classifica della Transparency International, che per il 2011 hanno posto drammaticamente l’Italia al 69 posto, o quelli dell’Economic Index Forum 2011, in base ai quali la corruzione e la criminalità organizzata costituiscono i maggiori ostacoli per gli investimenti stranieri e, in particolare, per la crescita economica del Mezzogiorno.

Il presidente della Fondazione Roma ha poi raccomandato al governo di prendere in seria considerazione le raccomandazioni formulate nel 2011 dal Gruppo di Stati contro la Corruzione, dove si rileva che l’Italia non ha ancora aderito a nessuno degli strumenti suggeriti dal Consiglio d’Europa in materia di lotta alla corruzione. “D’altra parte – ha proseguito Emanuele – conoscendo la propensione della UE all’eccesso di regolazione, mi sia permesso di citare Tacito, che negli Annales ammoniva che ‘in uno stato totalmente corrotto si fanno leggi a non finire’”.

Nel concludere la sua prolusione al convegno, il presidente Emanuele ha quindi auspicato “poche norme, chiare, improntate alla trasparenza, all’etica, alla semplificazione ed al controllo collaborativo, affinché il legislatore mandi un segnale forte verso un profondo, sostanziale rivolgimento morale, che porti all’emersione ed alla condanna di comportamenti riprovevoli ed illegali, che nuocciono all’intero Paese”.

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