Enrico Bondi, il tagliatore di teste

Enrico_bondi_sliderChiamato da Monti a recuperare 4,2 mld con l’aiuto dell’economista Giavazzi e del ‘dottor sottile’ Giuliano Amato

 

ROMA – Il soprannome è un po’ macabro, ma esprime efficacemente la caratteristica professionale dello spending reviewier chiamato da Monti a recuperare dalla pubblica amministrazione qualche miliardo di euro che il ministro Giarda non è stato capace di fare da solo.

La scelta in effetti non poteva essere più giusta. Enrico Bondi infatti sa fare questo mestiere meglio di chiunque altro in Italia. Ha la forza, la determinazione, il cinismo, la spregiudicatezza per ridurre i costi di un’azienda a qualsiasi livello, per rinegoziare i suoi impegni, per tagliare qualsiasi numero di dipendenti. Ditegli soltanto quanto volete risparmiare, o quante persone volete mandare a casa e lui vi accontenterà in poche settimane.

D’altronde il mandato ricevuto dal governo gli calza a pennello. Con piglio ragionieristico, stamattina il sottosegretario Catricalà ha tenuto a precisare che “il cronoprogramma dell’incarico prevede che entro 15 giorni Bondi presenti un piano e lo aggiorni ogni mese”. Dei 4,2 miliardi di tagli alla PA la parte del super commissario sarà di circa 2 miliardi, “un po’ di più, un po’ di meno della metà dei 4,2 miliardi”, puntualizza Catricalà.

Spending_review

E’ questo in realtà il fil rouge che attraversa il curriculum di Enrico Bondi, da quando fu chiamato a salvare il salvabile della gloriosa Snia Viscosa ormai a pezzi (di quel gruppo restò in piedi soltanto la Bpd di Colleferro, mentre tutto il resto, tessile compreso, fu di fatto liquidato). Così quando Mediobanca, maggior creditore della disastrata Montedison di Gardini, prese in mano le redini del gruppo, non esitò un istante a scegliere il commissario. Bondi impiegò otto anni a “risanare” l’azienda, anche se poi alla fine, soddisfatti in buona misura gli interessi dei creditori, del grande gruppo chimico non restò più niente, se non il settore energetico della Edison.

Dei suoi passaggi successivi in Olivetti, in Fondiaria Sai, in Lucchini non ci sono tracce significative. Fino alla grande avventura nella Parmalat terremotata da Tanzi: gran lavoro, drastici tagli e un recupero straordinario di risorse disperse fraudolentemente in giro per il mondo, anche attraverso azioni revocatorie nei confronti delle maggiori banche nazionali e internazionali.

E gli investimenti per la crescita industriale? No, questa non è materia per Bondi. Lui è un genio delle architetture societarie, delle ristrutturazioni dei debiti, del recupero dei crediti, del taglio dei costi. Non gli si può chiedere però anche lo sviluppo aziendale, o l’aumento dell’occupazione nelle imprese che amministra. E’ così che i francesi hanno trovato nelle casse di Parmalat qualche miliardo di euro investito in Bot e Btp.

Fortunatamente Monti gli ha chiesto solo le cose che lui sa fare e che farà in maniera egregia (e puntuale). E si sa anche come le farà. Dopo le infinite dispute sui contestati tagli lineari dei ministeri eseguiti da Tremonti, Bondi procederà con la sua tradizionale accetta nell’area sconfinata delle spese improduttive dello Stato. Né potrebbe fare diversamente nei pochi giorni che gli sono stati dati ed essendo alquanto digiuno di piante organiche della pubblica amministrazione o di leggi di contabilità generale dello Stato.

Che cosa poi si farà dei soldi così recuperati è un problema che non riguarda il “tagliatore di teste”, ma il governo di Mario Monti, che ha già fatto sapere che saranno impiegati per scongiurare forse l’altro aumento dell’Iva di settembre. Eppure i partiti che tengono in vita il suo governo erano stati chiari nella risoluzione parlamentare votata all’unanimità pochi giorni fa: “Le risorse derivanti dalla revisione della spesa pubblica e dalla lotta all’evasione fiscale devono essere prioritariamente destinate alla riduzione delle tasse sui redditi da lavoro e d’impresa”. Ma, si sa, il premier non ha in grande considerazione gli atti parlamentari.

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