L’Agcom fa melina sul diritto d’autore

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Le reticenze del presidente Calabrò sul diritto d’autore e le reazioni indignate degli operatori.

 

ROMA – Nella sua ultima relazione annuale da Corrado Calabrò un po’ di sassolini dalle scarpe ha voluto toglierseli. Ed è partito proprio dai ritardi accumulati dal nostro Paese rispetto alla media UE per diffusione della banda larga , per numero di famiglie connesse a internet e a internet veloce, per gli acquisti e per il commercio online (nell’UK anche le case si vendono e si acquistano in rete), per le esportazioni mediante l’information technology (le Pmi, cioè la spina dorsale del nostro tessuto produttivo, vendono solo il 4% online, mentre la media UE è del 12%).

E’ ormai assodato – ha aggiunto Calabrò – che lo sviluppo di un ecosistema digitale è alla base del recupero di produttività, per migliorare la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione qualificata. E invece “l’economia internet in Italia vale solo il 2% del PIL; la stessa  stima conduce a valutare l’internet economy del Regno Unito nel 7,2% del Pil”.

La diagnosi è impietosa: “In Italia permangono segni gravi d’involuzione che non dipendono dalla congiuntura, ma possono segnare il declino di un Paese. Ci siamo autoconsegnati a un costo dell’energia insostenibile e alla dipendenza dall’estero. La frammentazione delle competenze tra una miriade di Amministrazioni paralizza le infrastrutture grandi e piccole, l’alta velocità ferroviaria è ferma, i termovalorizzatori e le discariche sono riottosamente osteggiati, le lungaggini dei procedimenti autorizzatori scoraggiano gli investimenti, abbiamo una legislazione ridondante, occasionale, senza visione d’insieme, che raramente si eleva a livello di principi”.

Tutto questo ha fatto sì che il ritardo nello sviluppo della banda larga costi all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil. Senza infrastrutture a banda ultra larga d’altronde i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti, dal momento che per le infrastrutture è l’offerta a generare la domanda.

Sulla spinosissima questione infine del diritto d’autore l’intervento del presidente dell’Agcom è apparso sfuggente e in un certo senso pilatesco. Dopo aver ribadito infatti che Internet ha un’insostituibile funzione informativa, ma che nessun diritto è senza limiti, Calabrò si è nascosto dietro l’intesa che il Governo avrebbe dovuto “adottare una norma di interpretazione autentica che rendesse leggibili per tutti le norme primarie che inquadrano la nostra competenza. E’ vero che una tale norma non è indispensabile, ma sarebbe certamente utile in una materia, nella quale è auspicabile la massima chiarezza. Finché il Governo non adotterà questa norma, noi – ha concluso Calabrò – non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur così equilibrato, che abbiamo predisposto e messo a punto con ampia consultazione”.

”Questo è un giorno triste in Italia per il diritto d’autore perché a causa dell’inerzia dell’Agcom si è allargato lo spread tra legalità e pirateria su internet”, è il commento amaro del presidente di Confindustria Cultura Italia, Marco Polillo, alla lettura delle dichiarazioni di Corrado Calabrò. ”L’incomprensibile dietrofront del presidente dell’Agcom rispetto agli impegni pubblici da lui stesso presi in Senato e poi alla Camera dei Deputati lascia sgomenti – ha proseguito Polillo- Non avremmo mai creduto che un ’uomo delle istituzioni’ si lasciasse influenzare da cattivi consiglieri e dagli estremisti della rete che pretendono un web anarchico dove è possibile calpestare ogni forma di diritto”.

“Come tutto lasciava supporre – gli ha fatto eco Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica – l’Agcom non ha adottato la delibera sulla difesa del diritto d’autore, adducendo la mancanza di un intervento legislativo, anche in forma di decreto, a suo supporto. L’effetto della pirateria, già fatale a musica e stampa, si sta dispiegando anche sul cinema devastandolo in tutta la filiera”.

“Un’industria – continua Tozzi – che aveva saputo risorgere è messa in ginocchio dall’inerzia di gran parte della politica, che per cinque anni ha millantato un intervento parlamentare di cui non si vede traccia. La pirateria è illegalità, evasione, arretratezza, ignoranza, ostilità all’industria. Come può – ha concluso il presidente – un governo composto di tecnici di così alto livello permettere che un tale fenomeno degenerativo possa mettere in ginocchio l’industria culturale del Paese?”.

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