A Cinecittà si cambia l’insegna sulla porta

Cinecitta_sliderTre anni fa nasce una SpA dalla fusione con l’Istituto Luce. Nulla è cambiato se non il nome e il Cda


ROMA – L’approvazione della decisione politica, la sua traduzione amministrativa e soprattutto l’effettiva operatività di un qualsiasi provvedimento costituiscono una filiera che in Italia, com’è noto, prescinde completamente dal fattore tempo.
Esemplare è il caso dell’Istituto Luce e di Cinecittà, le due “gambe” su cui ha camminato per quasi un secolo l’industria pubblica cinematografica. I tempi ovviamente cambiano e, dopo varie vicissitudini, nel 2009 le due realtà si fondono e nasce la nuova Cinecittà Luce SpA. Ha 140 dipendenti, 17,2 milioni di euro all’anno dal Fondo unico dello spettacolo del Mibac e “rappresenta uno dei principali attori del settore cinematografico, che opera a supporto dello sviluppo e della promozione del cinema italiano in Italia e all’estero, e si distingue per la capacità di integrare diverse aree di attività, essenziale per affrontare in maniera competitiva il mercato globalizzato”.

Ma soprattutto ha un archivio immenso: l’Italia audiovisiva dal 1923 agli albori della tv, 100 mila cinegiornali, 10 mila documentari, 350 mila foto, l’archivio di Stato dell’Albania fascista e pre-comunista, fondi come quello di Folco Quilici, di Mario Canale (centinaia di backstage dei film girati in Italia), gli archivi dell’Eni, del Movimento operaio e della Resistenza

Le cose però non funzionano come dovrebbero, a cominciare dal contributo dello Stato che, in periodo di austerity, si riduce progressivamente. Con i soldi promessi per il 2011 – dice l’amministratore delegato dell’epoca, Luciano Sovena – “siamo a un passo dal chiudere i battenti, dal licenziare i dipendenti, dal sospendere un’attività preziosissima per il cinema contemporaneo e la memoria audiovisiva italiana”.

Insorge il mondo dello spettacolo in tutte le sue componenti e la reazione approda in Parlamento. Forze politiche di tutti gli schieramenti (tranne la Lega) chiedono al governo di intervenire per scongiurare il pericolo. Lo fa Gramazio per il Pdl il 9 marzo dell’anno scorso chiedendo al ministro dei beni culturali di intervenire “per scongiurare il ridimensionamento dei programmi di Cinecittà Luce SpA e il danno di immagine per il nostro Paese in un settore strategico come quello della cinematografia”. Lo fa il giorno dopo Elio Lannutti per l’Idv denunciando che i 7,5 milioni di euro di finanziamento dal Fus “porteranno la società a disporre di risorse irrisorie a malapena necessarie a garantire lo stipendio ai dipendenti di un prestigioso polo dell’industria della cultura e dello spettacolo, che rappresenta il cuore della storia del cinema e dell’audiovisivo italiano”.

Ma a via del Collegio Romano siede il ministro leghista Giancarlo Galan che se ne sbatte dei problemi di Cinecittà. Bisogna aspettare che cambi il governo perché qualcosa si muova e francamente non è un granchè. Dalle ceneri della SpA infatti l’11 novembre dell’anno scorso  nasce l’Istituto Luce – Cinecittà Srl interamente partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che agisce tramite il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Si cambia dunque l’insegna sulla porta e si cambiano i vertici della nuova società: presidente è Rodrigo Cipriani Foresio, amministratore delegato Roberto Cicutto e Riccardo Tozzi il terzo consigliere. Per il resto poco o niente. Almeno però il neo ministro Ornaghi si degna di rispondere ad un anno di distanza alle interrogazioni parlamentari, precisando innanzitutto che “le risorse destinate, per l’anno 2011, a Cinecittà Luce SpA sono state pari a 13,5 milioni di euro, una cifra nettamente superiore all’importo di 7,5 milioni di euro riportato nelle interrogazioni”
Relativamente, poi, alla questione del ridimensionamento dell’organico della società, il ministro ha ricordato l’accordo siglato il 28 dicembre 2011 tra le rappresentanze sindacali ed i vertici del Ministero e di Cinecittà Luce SpA e Istituto Luce – Cinecittà srl, con cui è stato previsto il trasferimento di 54 dipendenti presso il Ministero ed è stato stabilito l’organico della nuova società Istituto Luce – Cinecittà srl in 68 dipendenti”.

Per il resto, in attesa dell’atto di indirizzo di Ornaghi che ancora non si vede, le chiacchiere sono sempre la stesse: “Le attività principali perseguite dalla nuova società Istituto Luce – Cinecittà srl attengono alla conservazione, restauro e valorizzazione dell’archivio storico dell’Istituto Luce, con conseguente produzione di documentari. La società si occuperà della promozione e della distribuzione di opere prime e seconde e di cortometraggi di interesse culturale e assolverà alla promozione del cinema italiano all’estero”.

Niente di nuovo sotto il sole, come si vede, neppure con il governo Monti. E il cinema italiano intanto affonda lentamente nella crisi.

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