Giovanni Colangelo nuovo procuratore di Napoli

Colangelo_sliderTra divisioni e veleni ha fatto fuori il favorito Mancuso coinvolto in una vicenda ancora tutta da chiarire

ROMA – Giovanni Colangelo, fino a ieri procuratore di Potenza, è il nuovo capo della Procura di Napoli. Lo ha deciso il plenum del Csm, dopo divisioni e spaccature, con 22 sì e le astensioni dei due laici del Pd Guido Calvi e Glauco Giostra. Ma sulla decisione hanno pesato gli atti di un’inchiesta giudiziaria che hanno fatto finire fuori gioco, tra i veleni, lo sfidante che nemmeno quindici giorni fa sembrava in pole position. Paolo Mancuso, procuratore a Nola ed esponente storico di Magistratura democratica.

Prima l’annuncio da parte del consigliere Franco Cassano, a nome di Area, il raggruppamento che rappresenta le correnti di sinistra Magistratura democratica e Movimento per la giustizia, di revoca della proposta di nomina a favore di Mancuso. Cassano la spiega con l’impossibilità constatata di arrivare a una convergenza di tutto il plenum sul suo nome. E parla di una decisione presa per “senso di responsabilità”, per dare “una legittimazione forte” e nel rispetto dell’ ”autorevole auspicio” del capo dello Stato per una nomina unitaria.

Una marcia indietro che spinge anche il togato di Magistratura Indipendente, Tommaso Virga, poco dopo a revocare la candidatura del terzo concorrente, il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, spianando così la strada a Colangelo, che alla fine ottiene i voti di tutti i togati (ad eccezione di Nello Nappi, di Area), dei laici del Pdl e del vice presidente Michele Vietti.

Ma altre sono le ragioni del ripensamento di Area: gli atti arrivati ieri in mattinata al Csm dai pm di Palermo Antonio Ingroia e Nino Di Matteo che riguardano la candidatura di Mancuso alla procura di Napoli e che comunque non vedono indagato il magistrato. Si tratta di intercettazioni compiute nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia; telefonate che – secondo le indiscrezioni circolare dietro le quinte al Csm – chiamano in causa il magistrato e un alto ufficiale dei carabinieri finalizzate a ottenere un intervento sul vice comandante generale dell’Arma, Clemente Gasparri (fratello del senatore del Pdl Maurizio) nell’ottica di ottenere l’appoggio dei consiglieri laici del Pdl per la sua nomina.

Da Palermo poi rimbalza la notizia che sarebbe Giuseppe De Donno, l’ex braccio destro del generale Mario Mori, l’interlocutore a cui si sarebbe rivolto Mancuso per avere, tramite l’intermediazione di Maurizio Gasparri, l’appoggio dei consiglieri laici del Pdl, e che nella vicenda sarebbe coinvolto anche il generale Mori.

Gli atti secretati sono stati assegnati per una pratica alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli, competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale dei magistrati, che potrebbe cominciare a discuterne già oggi. Il 18 aprile scorso, quando alla fine si arrivò a un rinvio della nomina, al Csm erano circolate indiscrezioni secondo le quali i laici del Pdl avrebbero appoggiato Mancuso. Ma dal gruppo smentiscono di aver ricevuto alcun tipo di pressione.

Colangelo, 65 anni, è in magistratura dal 1972. Dal ’73 è pretore a Chivasso, poi dal ’77 a Gioia Del Colle e dall’88 a Bari, dove nel ’91 diventa sostituto procuratore e dal 2000 procuratore aggiunto. Dal 2008 è procuratore a Potenza. Da sostituto procuratore a Bari conduce delicate inchieste riguardanti reati contro la Pubblica amministrazione e partecipa a un gruppo di lavoro per i reato societari, bancari e finanziarie di criminalità economica. Da 1999 è assegnato alla Dda. Ha curato la costituzione dell’ufficio relativo ai collaboratori di giustizia, di cui poi diventa responsabile. Nel 2002 viene designato pubblico ministero distrettuale per i reati di terrorismo e magistrato preposto al coordinamento per la cattura dei latitanti. Nel suo ruolo di procuratore a Potenza ha riorganizzato un ufficio che aveva gravi scoperture di organico.

(Valentina Marsella)

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