Forte Piano, le forme del suono risuonano all’Auditorium

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Quaranta artisti in una sorta di caccia al tesoro dove i suoni evocano immagini. Il legame che da sempre unisce forme e linguaggi diversi

“Forte Piano: le forme del suono” è una mostra che coinvolge l’intero spazio del complesso dell’Auditorium di Renzo Piano con lavori artistici legati alla musica, in questo interpretando appieno la funzione del complesso architettonico che la ospita.
Curata da Achille Bonito Oliva, coadiuvato da Anna Cestelli Guidi e Gianluca Ranzi, l’iniziativa vuole sottolineare il legame che da sempre unisce forme e linguaggi diversi, utopia del novecento oggi sempre più evidente. Il suono ha dato un grande contributo alla trasformazione dell’arte figurativa contribuendo ad una voluta smaterializzazione concettuale di essa.

Il percorso, una specie di caccia al tesoro nei vari luoghi (svolto in due tempi, dal 2 maggio al 10 luglio), ci aiuta a comprendere quante opere visive siano legate alla musica capovolgendo, come sottolinea la presentazione del programma, l’affermazione di Paul Klee che “L’arte rende visibile l’invisibile” e ci porta ad ascoltare voci, suoni che, al contrario, “evocano” immagini.

Nella Cavea si eleva la risata caustica di Gino De Dominicis in una delle sue provocatrici performance, questa del 1971; sotto le volte della pensilina sentiamo l’Inno di Mameli di Roberto Benigni; vicino ai tavolini del bar ascoltiamo “Va pensiero” di Vettor Pisani, mentre scopriamo suoni e anche rumori della strada secondo i dettami artistici propugnati da Cage, nel suo famoso “Silenzio di 4’ 33” che intercettavano il contesto esterno e come ci sottolinea il suono dei clacson che ci propone oggi il gruppo Staalplast Soundsystem.

Gli artisti coinvolti sono quaranta, tra gli altri ricordiamo il bello e forte lavoro di Donatella Landi, lo stridore di un tavolino che struscia sul pavimento di Massimo Bartolini, il testo scritto e parlato da Vito Acconci, uno dei padri del concettuale che evoca la costruzione di un edificio utopico e il silenzio di alcune frasi scritte da Maurizio Nannucci all’interno della hall dell’Auditorium che ci accolgono ogni volta che entriamo per ascoltare i concerti.

(Maria Grazia Tolomeo)

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