Carlo Malinconico, a volte ritornano

Malinconico_sliderNominato commissario della Fondazione Valore Italia. Una nomina che sta scatenando una bufera da più parti

 

ROMA – A volte ritornano. È il caso di Carlo Malinconico, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, costretto alle dimissioni il 10 gennaio scorso per aver accettato vacanze pagate dall’imprenditore Francesco Piscicelli, nominato a fine aprile commissario straordinario della Fondazione Valore Italia.

Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, l’ha infatti scelto per gestire la fondazione creata nel 2005 allo scopo di curare l’esposizione permanente del design italiano e del made in Italy, prevista a Roma nel palazzo della Civiltà del lavoro all’Eur.

Il 20 aprile scorso, tre giorni prima della riunione del consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto approvato il bilancio, il ministro con un proprio decreto ha commissariato la Fondazione Valore Italia, azzerando il consiglio di amministrazione in carica e nominando commissario appunto l’ex sottosegretario.

La nomina ha ovviamente scatenando una bufera con imminente ricorso al Tar da parte dell’ex presidente della fondazione, Massimo Arlechino vistosi messo alla porta senza una motivazione giustificata.
L’attività della fondazione ha infatti meritato in questi anni un generale apprezzamento, sia da parte del mondo della produzione, delle istituzioni scientifiche e dell’associazionismo interessato ai campi della sua iniziativa, sia da parte delle direzioni vigilanti del ministero dello Sviluppo economico.

Tale apprezzamento è stato dimostrato, per altro, dalla decisione dello stesso dicastero di affidare alla Fondazione una serie di importanti progetti, tra cui una iniziativa sul design svoltasi in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e la gestione di un fondo di sostegno alle piccole e medie imprese azione tutt’ora in corso con riconosciuto successo. Altre realtà istituzionali hanno individuato nella fondazione lo strumento idoneo per svolgere compiti di promozione e rappresentanza dell’impresa italiana.

La fondazione peraltro non riceve contributi annuali ma è chiamata ad impiegare il patrimonio messo a sua disposizione per la realizzazione delle attività istituzionali; il valore di tale patrimonio, grazie ad un’azione oculata, è stato in questi anni non intaccato, ma accresciuto. Il bilancio 2011 si è chiuso infatti è in pareggio grazie anche a una gestione oculata dello stesso presidente che poco prima che fosse defenestrato aveva già applicato il taglio del 10 per cento delle retribuzioni previsto dalla legge finanziaria.

Arlecchino ha meritato inoltre il riconoscimento delle strutture ministeriali competenti e dei ministri – ben cinque – dal momento in cui assunse la carica, rinnovatagli alla fine dello scorso settembre dall’allora ministro Paolo Romani insieme ai due consiglieri Alberto Di Luca e Ruben Ruzzante.

Poi l’improvviso cambio di direzione. Il commissariamento, secondo i due deputati di Fli Flavia Perina e Claudio Barbaro, ha comportato e comporterà inevitabili conseguenze sull’operatività dell’ente, alla vigilia dell’avvio delle gare per l’ultimo lotto di lavori finalizzato alla realizzazione dell’Esposizione e dunque rischia di pregiudicare e non di salvaguardare il perseguimento delle attività istituzionali da parte della Fondazione.

I due rappresentanti di Futuro e Libertà chiedono di conseguenza al ministro Passera quali informazioni e in che forma abbia ricevuto dai competenti uffici del Ministero in ordine alla attività della Fondazione e alla sua situazione, che abbiano motivato la decisione di commissariare una Fondazione solida dal punto di vista economico, rigorosa nell’utilizzo delle risorse pubbliche e qualitativamente apprezzata, come risulta per atti, per l’attività svolta, dalla data della sua istituzione.

L’atto, proseguono i due interroganti, privo di motivazioni giuridiche (lo stesso dispositivo di decreto lo definisce «non sanzionatorio») appare illegittimo sia sotto il profilo della competenza, in quanto l’unica autorità di governo titolata a intervenire in tal senso è il prefetto (secondo quanto disposto dall’articolo 25 del codice civile), sia sotto il profilo procedurale, non essendo stati rispettati l’obbligo di notifica alle parti dell’avvio del procedimento e la richiesta di chiarimenti entro dieci giorni.

Non ricorreva infine nessun motivo di urgenza, non essendo intercorsi fatti ostativi al regolare svolgimento delle attività della Fondazione a partire dagli adempimenti statutari, quali l’approvazione del bilancio che era appunto prevista pochi giorni dopo il commissariamento dell’ente.

Si chiede in conclusione al ministro di riconsiderare la decisione presa, revocando il decreto di scioglimento del consiglio di amministrazione o limitandone la portata alle finalità meramente ispettive, con un termini di pochi giorni, in modo da consentire alla Fondazione Valore Italia di tornare in tempi brevissimi ad operare in condizioni di normalità.

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