Ambasciatore d’Irlanda mentre si riaccende la crisi sugli abusi

san_pietro_sliderCinque nuovi diplomatici in Vaticano tra cui quello irlandese. Torna la tempesta tra Santa Sede e il Paese verde

ROMA – C’è anche il nuovo ambasciatore di Irlanda presso la Santa Sede tra i cinque nuovi diplomatici che hanno consegnato questa mattina le loro Lettere Credenziali a papa Benedetto XVI.

Per la prima volta, però, il rappresentante di Dublino in Vaticano non risiederà a Roma, dopo la chiusura dell’ambasciata presso la Santa Sede. David Cooney, il nuovo ambasciatore irlandese, è segretario generale del ministero degli Esteri di Dublino e verrà a Roma solo in occasioni particolari come quella odierna.

L’incontro di oggi arriva in giorni ancora una volta tempestosi nei rapporti tra Vaticano e Irlanda. Ieri il vicepremier e ministro degli Esteri irlandese Eamon Gilmore ha chiesto le dimissioni del primate della Chiesa cattolica d’Irlanda, il cardinale Sean Brady, dopo la messa in onda di un documentario della Bbc intitolato ”La vergogna della Chiesa Cattolica”. Brady, secondo il documentario, avrebbe taciuto sugli abusi di Brendan Smyth, un prete cattolico irlandese colpevole di numerose violenze sessuali. Il porporato si è difeso dicendo che il suo ruolo nell’inchiesta su Smyth – di cui erano ben noti gli abusi e persino i nomi delle vittime – era quello di semplice ”notaio”, incaricato di scrivere testimonianze e altri documenti, ma non aveva alcun ruolo decisionale.

La decisione di chiudere l’ambasciata irlandese presso la Santa Sede, lo scorso novembre, è stata presa ufficialmente per motivi finanziari, in una fase in cui il Paese sta tagliando pesantemente le spese per la crisi. Ma sullo sfondo della decisione c’è naturalmente le durissime critiche rivolte alla Santa Sede dal primo ministro Enda Kenny dopo la pubblicazione del cosiddetto ”Clyone Report”, che affermava la complicità del Vaticano nei tentativi di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne dal 1996 al 2009. In quell’occasione, la Santa Sede aveva richiamato il suo ambasciatore per consultazioni.

Nel suo discorso ai nuovi ambasciatori, papa Benedetto XVI non ha accennato alla questione degli abusi – favorito, in questo, dal nuovo protocollo introdotto dalla Santa Sede qualche mese fa. Se in passato veniva preparato un discorso specifico per ogni nuovo ambasciatore – discorso che non veniva letto dal papa ma semplicemente consegnato per iscritto – adesso nel caso degli ambasciatori non residenti il pontefice si limita a pronunciare un discorso generale, rivolto a tutti i nuovi rappresentanti diplomatici.

Nel discorso ai nuovi ambasciatori in Vaticano di Figi, Armenia, Etiopia, Malesia oltre all’Irlanda il Papa ha dedicato ampio spazio alla crisi economica e sociale mondiale, constestando “la grande sofferenza provocata nel mondo dalla povertà e dalla miseria sia materiale che spirituale” e chiedendo “una nuova mobilitazione per far fronte, nella giustizia e nella solidarietà, a tutto ciò che minaccia l’uomo, la società e il suo ambiente”.

Per Benedetto XVI “la crisi economica mondiale sta portando famiglie sempre più numerose verso una precarietà crescente. Se la moltiplicazione dei bisogni e dei consumi ha fatto credere alla possibilità illimitata di consumi, di fronte alla mancanza dei mezzi necessari per soddisfarli sono apparsi dei sentimenti di frustrazione e la solitudine dovuta all’esclusione è aumentata”.

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