Elezioni, se Atene piange, Sparta non ride

Alfano_Maroni_sliderSconfitta la destra italiana. Il Pd soddisfatto a metà. Sonora bocciatura anche per la politica di austerity di Monti

ROMA – Il 5 maggio è morto Napoleone, il 6 c’è stata la disfatta della destra italiana. Pdl, Lega, Terzo Polo escono a pezzi dalla prova elettorale di ieri. La sconfitta è così netta che tutti cercano di individuarne le cause, ma nessuno prova a negarla. Alfano: “Non intendiamo nascondere le nostre difficoltà, noi paghiamo il prezzo della responsabilità di appoggiare il governo Monti”. Maroni: “La Lega ha pagato un prezzo per le vicende mediatico-giudiziarie che hanno avuto grande risalto sui media”. Roberto Menia (Fli): “Siamo ai titoli di coda di un film, qualcosa di simile a ciò che accadde nel ’92-’93. Solo che il terzo polo per ora ha mostrato di essere un ‘policchio’, un giorno di qua, un giorno di là”.

Se la destra piange, il Pd prova a ridere, ma è un risata a mezza bocca, per metà soddisfatta del risultato complessivamente stabile, per l’altra metà umiliata dalle vittorie dei candidati di sinistra contro i vincitori delle primarie pidiessine.

Il dato politico tuttavia che emerge dalla tornata amministrativa è la sonora bocciatura della politica di austerity praticata dal governo Monti e appoggiata, sia pure obtorto collo, dai maggiori partiti. In attesa che qualcuno presenti soluzioni alternative per la ripresa dello sviluppo, la gente è sconcertata, confusa, guarda al futuro con molta preoccupazione, se non con paura. Più che la fiducia in Beppe Grillo o Antonio Di Pietro, il voto di ieri esprime il rigetto integrale di una classe politica incapace di gestire non solo la crisi finanziaria, ma gli scandali, la corruzione, i privilegi, le ingiustizie sociali che ogni giorno ci affliggono. Dopo il carnevale berlusconiano, siamo precipitati in una quaresima che più penitenziale di così non si può.

Comunque per il governo, che da oggi dovrà vedersela con i partiti in crisi, sfiancati dall’emorragia elettorale e stressati dall’assedio dell’antipolitica, la vita sarà molto dura. Né basterà a puntellarlo la mancanza di un’offerta politica adeguata e lo spauracchio della crisi greca agitata in tutte le occasioni come l’uomo nero “che se non stai buono ti viene a prendere”.

Per assurdo, da oggi la politica è obbligata a riappropriarsi delle sue facoltà (e responsabilità) temporaneamente cedute in comodato ad un gruppo di esperti nella speranza di far togliere a loro le castagne dal fuoco. Questo, si è visto, in un ordinamento democratico non è consentito. Monti dunque continui a fare, nel tempo che gli resta, quello per cui è stato chiamato, cioè mettere i conti in ordine, tagliare le spese improduttive e ripararci dalla speculazione internazionale.

Ma metta da parte le spropositate velleità di “cambiare gli italiani”. Questo è un compito che solo una classe politica democraticamente eletta dal popolo può e deve compiere attraverso le riforme di struttura. Che poi i partiti sulla piazza siano in condizione di farlo, questo è tutto un altro discorso. L’elettorato ieri ha detto che non ci crede e obiettivamente i dodici mesi che ci separano dalle elezioni politiche sono davvero troppo pochi per sperare in una palingenesi.

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